Se ne va uno degli ultimi protagonisti della Prima Repubblica italiana. Paolo Cirino Pomicino, figura centrale della Democrazia Cristiana e uno degli uomini più influenti della politica italiana tra gli anni Settanta e Novanta, è morto all’età di 86 anni. Era nato a Napoli nel 1939 e il suo soprannome — “‘o Ministro” — diceva tutto sulla posizione che aveva occupato nel sistema di potere della DC e sull’alone di influenza che lo aveva circondato per decenni.
La sua morte chiude un capitolo della storia politica italiana che appartiene ormai a un’altra era: quella dei grandi partiti di massa, delle correnti interne, delle mediazioni infinite e dei governi costruiti mattone per mattone in corridoi lontani dai riflettori. Pomicino era stato tutto questo — e anche il simbolo delle sue contraddizioni più profonde, con Tangentopoli a spazzare via una carriera costruita in vent’anni di potere.

Dalla medicina alla politica: l’ascesa nella Democrazia Cristiana
Prima di diventare uno degli uomini più potenti della Repubblica, Pomicino era stato medico. Laureato in medicina e specializzato in neurologia, aveva intrapreso la carriera sanitaria prima di lasciarsi sedurre dalla politica. Negli anni Settanta entra nella Democrazia Cristiana, diventando prima consigliere e poi assessore comunale a Napoli — la città che lo avrebbe sempre rappresentato e da cui avrebbe sempre tratto la sua base di consenso.


















