martedì, Giugno 30

Vince il No al referendum: Marina Berlusconi delusa per la riforma voluta dal padre

Il No ha vinto il referendum sulla giustizia e tra le persone più deluse c’è Marina Berlusconi. La presidente di Fininvest e Mondadori non ha rilasciato commenti ufficiali, ma a quanto apprende l’Adnkronos da chi ha avuto modo di sentirla nelle ultime ore, avrebbe espresso il suo rammarico per la mancata affermazione del Sì sulla riforma della giustizia — quella riforma che il padre Silvio Berlusconi, fondatore del centrodestra italiano, aveva sempre considerato una delle battaglie più importanti della sua vita politica.

Nel fine settimana Marina aveva già avuto sentore di una possibile rimonta del No. Ma la bocciatura definitiva pesa, in modo particolare, per il valore simbolico che la riforma aveva per la famiglia Berlusconi — l’eredità di un impegno politico durato decenni nella battaglia per una magistratura riformata. Nel pomeriggio di domenica, recandosi a votare a Milano, aveva dichiarato che avrebbe dedicato il voto al padre solo dopo aver conosciuto l’esito.

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Nessun processo a Forza Italia — Tajani: “La battaglia non si ferma qui”

La delusione della famiglia Berlusconi non si traduce però in accuse nei confronti di Forza Italia e del suo segretario nazionale Antonio Tajani. Fonti parlamentari della maggioranza sottolineano come la bocciatura della riforma non implichi alcuna responsabilità nei confronti del partito azzurro: Tajani si è impegnato in prima persona e ha fatto tutto il possibile per il Sì. “Niente processi a Fi”, riferiscono gli stessi ambienti parlamentari del centrodestra — solo delusione per un’occasione mancata.

L’auspicio, che emerge dagli stessi ambienti, è che la battaglia per una giustizia più equa non si fermi alla sconfitta referendaria. Lo stesso Tajani, nella sua nota di analisi del voto, ha puntualizzato: “La riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene.” Una sconfitta che il centrodestra legge come una battuta d’arresto, non come una resa definitiva.

Ad Arcore il Sì perde per 47 voti: 50,25% contro 49,75%

Il dato più simbolico e doloroso arriva però da Arcore, la roccaforte del berlusconismo — il Comune brianzolo dove Silvio Berlusconi viveva a Villa San Martino, rimasta nell’iconografia del centrodestra italiano come Palazzo Grazioli a Roma. Proprio lì, dove il berlusconismo aveva il suo cuore pulsante, la riforma della giustizia portata avanti da Forza Italia nel nome del Cavaliere è stata bocciata. Ma per un margine che fa quasi più male di una sconfitta netta: il No ha vinto con il 50,25% contro il 49,75% del Sì — una differenza di soli 47 voti.

L’affluenza ad Arcore era stata alta: il 67,33% degli aventi diritto si era recato alle urne, pari a 9.305 persone. Una partecipazione da election day vero, in un comune che aveva tutto il sapore di un voto simbolico. E che alla fine ha detto No — di misura, ma lo ha detto.