lunedì, Giugno 29

Referendum giustizia, Nordio non si dimette: “Ecco cosa farò dopo le elezioni politiche”

Dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia 2026, il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene per chiarire la propria posizione e quella del governo. Il Guardasigilli esclude l’ipotesi di dimissioni e invita a leggere il risultato come parte del normale confronto democratico, senza trasformarlo in una resa personale.

Fa parte della politica perdere”, afferma, respingendo le richieste di un passo indietro. Allo stesso tempo, riconosce il peso del voto e il significato politico della bocciatura della riforma sostenuta dall’esecutivo.

“Non è una sconfitta personale”

Nordio insiste sul fatto che il risultato non debba essere interpretato come una responsabilità individuale. “Non la considero una sconfitta personale”, spiega, pur ammettendo che la riforma rappresentava una battaglia in cui credeva.

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In un passaggio più diretto, il ministro riconosce comunque il ruolo avuto nel progetto: “Sì, ho perso io, è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità”. Una posizione che combina presa d’atto del risultato e rivendicazione del lavoro svolto.

Lo stop ad alcune riforme

Guardando al futuro, Nordio ammette che l’esito del referendum comporterà conseguenze concrete sull’agenda del governo. “Qualcosa si fermerà”, afferma, riferendosi alle misure legate alla riforma bocciata.

Secondo il ministro, questo stop permetterà però di concentrare le risorse su altri interventi. Tra le priorità indicate ci sono il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario, il rafforzamento degli organici della magistratura e la stabilizzazione del personale collegato al Pnrr.

“Il governo resta compatto”

Dal punto di vista politico, Nordio esclude qualsiasi effetto sulla tenuta dell’esecutivo. “La nostra compagine ministeriale è compatta”, sottolinea, respingendo le ipotesi di rimpasto o cambiamenti nella squadra di governo.

Il ministro minimizza anche l’impatto delle polemiche emerse durante la campagna referendaria, sostenendo che non abbiano inciso in modo determinante sul risultato finale.

Il rapporto con la magistratura

Tra i temi affrontati, anche quello del rapporto con la magistratura. Nordio riconosce che la bocciatura della riforma potrebbe influire sugli equilibri tra poteri, limitando alcune iniziative politiche future, in particolare su dossier sensibili.

Nonostante ciò, difende il senso del progetto e il lavoro portato avanti, sottolineando come le battaglie politiche vadano affrontate fino in fondo, anche quando non portano al risultato sperato.

Una fase di riorganizzazione

Il voto referendario apre dunque una nuova fase per il governo, chiamato a ridefinire le priorità in materia di giustizia. Se da un lato la riforma viene archiviata, dall’altro l’esecutivo punta a rilanciare su interventi più operativi.

Nordio rivendica un approccio pragmatico: accettare il risultato, riorganizzare l’agenda e proseguire l’azione di governo. Una linea che mira a contenere l’impatto politico della sconfitta e a mantenere la continuità dell’esecutivo.