A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, uno dei casi di cronaca più discussi in Italia torna al centro dell’attenzione. Mentre si attende la chiusura definitiva delle ultime indagini da parte della Procura di Pavia, una delle ipotesi alternative più controverse viene nuovamente messa in discussione: quella del cosiddetto “killer in giardino”.
L’ipotesi dell’agguato all’esterno

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Secondo questa ricostruzione, già emersa durante i processi, l’assassino non sarebbe stato una persona conosciuta dalla vittima, ma un intruso rimasto nascosto nel giardino dell’abitazione. L’uomo avrebbe approfittato di un gesto quotidiano – l’apertura della porta per far uscire i gatti – per introdursi in casa.
In questo scenario, anche la disattivazione dell’allarme alle 9:12 sarebbe stata interpretata come un semplice atto domestico, non collegato all’arrivo dell’aggressore.
La posizione dei giudici: ipotesi “fantasiosa”
Questa teoria, però, non è nuova ed è già stata esaminata e respinta nei procedimenti giudiziari. Nelle motivazioni della sentenza definitiva, i giudici della Corte d’Assise d’Appello bis hanno definito l’ipotesi di un aggressore sconosciuto come “fantasiosa e astrusa”.
Secondo la ricostruzione accolta in via definitiva, Chiara Poggi aprì la porta a una persona che conosceva e di cui si fidava. A supporto di questa tesi vengono citati diversi elementi: l’assenza di segni di effrazione, il fatto che la vittima fosse ancora in pigiama e il mancato tentativo di difesa.
Il nodo dei gatti: il dettaglio decisivo
A smontare ulteriormente l’ipotesi del killer in giardino è un elemento concreto emerso già all’epoca: i gatti erano dentro casa.
Come spiegato dal consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli, gli animali furono trovati all’interno dell’abitazione all’arrivo dei soccorsi. Un dettaglio documentato anche da fotografie scattate sulla scena, dove si vedono ciotole con residui di cibo e tracce della presenza dei felini.
Uno dei soccorritori avrebbe persino isolato un gatto nel garage per evitare contaminazioni delle prove. Circostanze che rendono incompatibile la teoria secondo cui Chiara avrebbe aperto la porta per farli uscire.
Nessuna traccia di intrusione
Un altro punto cruciale riguarda lo stato dell’abitazione: porte e finestre risultavano chiuse, senza segni di forzatura. Questo elemento rafforza la conclusione già raggiunta dai giudici, secondo cui non vi fu alcuna intrusione improvvisa dall’esterno.
L’idea dell’agguato in giardino, quindi, resta confinata tra le ipotesi alternative non supportate dalle evidenze raccolte durante le indagini.
Un caso ancora al centro del dibattito
Nonostante una sentenza definitiva, il delitto di Garlasco continua a generare discussioni e nuove letture. Il riemergere ciclico di ipotesi già valutate dimostra quanto il caso sia ancora radicato nell’opinione pubblica.
Tuttavia, gli elementi processuali e le ricostruzioni ufficiali restano il punto di riferimento principale. E, almeno su questo fronte, la pista del “killer in giardino” sembra ormai definitivamente archiviata.