Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti continua a scuotere la politica italiana e nelle ultime ore si è trasformato in un nuovo fronte di tensione tra governo e opposizione. Al centro della polemica c’è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, finito nel mirino dopo la richiesta di chiarimenti arrivata dal Quirinale sugli elementi contenuti nell’istanza che ha portato al provvedimento di clemenza firmato lo scorso febbraio.
La pressione politica è salita dopo le parole della deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani, che ha chiesto apertamente un passo indietro del Guardasigilli, parlando di una gestione superficiale di un atto considerato tra i più delicati dell’intero ordinamento istituzionale.
La risposta di Nordio sulle dimissioni
Il ministro ha però respinto con decisione ogni ipotesi di dimissioni. La replica è arrivata con toni duri, direttamente indirizzati all’opposizione. “Prima di chiedere le mie dimissioni bisognerebbe rileggere bene il codice di procedura penale”, ha dichiarato Nordio, richiamando l’articolo che disciplina proprio i provvedimenti relativi alla grazia.
Una risposta che lascia intendere una linea precisa: nessun passo indietro e piena difesa dell’operato del ministero. Nordio rivendica la correttezza formale della procedura seguita dagli uffici di via Arenula, sostenendo che il dicastero abbia agito secondo quanto previsto dalla legge.
Il Quirinale chiede nuove verifiche
A rendere ancora più delicata la vicenda è stata però la decisione del Quirinale di chiedere ulteriori approfondimenti al ministero della Giustizia dopo alcune indiscrezioni giornalistiche che mettono in dubbio parte delle informazioni presentate nella domanda di grazia.