martedì, Aprile 28

Caso Minetti, Meloni rompe il silenzio e difende Nordio: le sue parole

Giorgia Meloni interviene per la prima volta sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti e prova a spegnere le polemiche che nelle ultime ore hanno investito il governo e il Ministero della Giustizia. Al termine del Consiglio dei ministri, la presidente del Consiglio ha difeso apertamente l’operato del ministro Carlo Nordio, sostenendo che l’iter seguito per il provvedimento non avrebbe presentato alcuna anomalia rispetto alle procedure ordinarie.

La premier ha spiegato che, almeno sulla base delle informazioni raccolte finora, non emergerebbero irregolarità nella gestione della pratica che ha portato alla firma del decreto di clemenza da parte del Quirinale.

“Nessun errore rispetto alle altre richieste”

Meloni ha ricostruito il percorso amministrativo del provvedimento, sottolineando come la richiesta di grazia a Minetti abbia seguito lo stesso schema previsto per centinaia di altri casi esaminati negli ultimi anni.

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Secondo la presidente del Consiglio, “non c’è stato nulla di diverso rispetto alle altre richieste”, ribadendo che la procedura sarebbe avvenuta nel pieno rispetto della legge e della prassi istituzionale.

Una presa di posizione che appare come una difesa politica diretta di Nordio, finito nel mirino dell’opposizione dopo la riapertura del caso e le nuove verifiche chieste dal Quirinale.

Meloni difende Nordio e chiude alle dimissioni

Negli ultimi giorni diversi esponenti dell’opposizione avevano chiesto un passo indietro del Guardasigilli, accusando il ministero di non aver approfondito sufficientemente alcuni elementi contenuti nell’istanza.

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Meloni però ha chiuso subito la questione: “Escludo le dimissioni”, ha dichiarato, chiarendo di aver già affrontato il tema direttamente con il ministro della Giustizia per ricostruire ogni passaggio della vicenda.

La premier ha inoltre ricordato che il Ministero della Giustizia non dispone di strumenti investigativi autonomi, ma si affida alle verifiche della magistratura e della polizia giudiziaria per accertare la correttezza delle informazioni contenute nelle domande di grazia.

Il riferimento al ruolo del Quirinale

Uno dei passaggi più delicati riguarda il ruolo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Meloni ha precisato che i nuovi accertamenti sarebbero stati richiesti dal Capo dello Stato “per il tramite del governo”, ma direttamente agli organi competenti per le verifiche.

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