Il delitto di Garlasco torna ancora una volta al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, emergono nuovi sviluppi che potrebbero incidere sugli equilibri del caso. Tra questi, spicca la recente testimonianza del fratello della vittima, Marco Poggi, ascoltato per circa due ore dalla Procura di Pavia.
Il 37enne ha fornito una versione coerente con quanto sostenuto in passato, ribadendo la propria convinzione sull’innocenza di Andrea Sempio, oggi unico indagato nella nuova inchiesta. Le sue parole, pronunciate davanti agli inquirenti, sembrano smontare uno dei possibili moventi ipotizzati dagli investigatori.
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“Mai visti video intimi”: un punto chiave

Uno degli elementi più discussi riguarda la presenza di presunti video intimi tra Chiara Poggi e il fidanzato dell’epoca, presenti sul computer di casa. Secondo alcune ricostruzioni, questi contenuti avrebbero potuto alimentare una possibile ossessione da parte di Sempio.
Tuttavia, Marco Poggi è stato netto: “Non ho mai visto video di mia sorella assieme ad Andrea Sempio”. Una dichiarazione che mette in dubbio l’esistenza stessa di questo elemento come prova rilevante o movente.
Il fratello della vittima ha inoltre sottolineato l’assenza di rapporti significativi tra Sempio e Chiara, ridimensionando ulteriormente l’ipotesi di un coinvolgimento emotivo o sentimentale.
La posizione di Sempio e la strategia difensiva
Andrea Sempio, convocato in Procura, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una decisione già anticipata dai suoi legali, che stanno preparando una strategia difensiva basata anche su una consulenza di tipo psicologico.
Questa “consulenza personologica” dovrebbe analizzare il profilo dell’indagato, con l’obiettivo di rafforzare la linea difensiva prima di un eventuale interrogatorio formale. Una mossa che lascia intendere quanto il caso sia ancora in fase delicata e aperta a sviluppi.
Le nuove prove: DNA e impronte sotto esame
Al centro dell’indagine restano alcuni elementi tecnici, tra cui il DNA rinvenuto sotto le unghie della vittima e la cosiddetta “impronta 33”. Secondo la Procura, questi indizi sarebbero compatibili con Sempio, ma la difesa contesta fortemente tali conclusioni.
In particolare, gli esperti sottolineano come non sia possibile stabilire con certezza se il DNA sia frutto di un contatto diretto o di un trasferimento indiretto. Un dettaglio che potrebbe fare la differenza in sede processuale.
Verso la chiusura delle indagini
Le audizioni degli ultimi giorni, tra cui quella delle cugine della vittima, rappresentano passaggi fondamentali in vista della possibile chiusura delle indagini. La Procura di Pavia potrebbe presto decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Sempio.
Parallelamente, si fa sempre più concreta l’ipotesi di una richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Un elemento che aggiunge ulteriore complessità a una vicenda già estremamente intricata.
Un caso ancora aperto
A distanza di anni, il delitto di Garlasco continua a sollevare interrogativi. Le nuove indagini, le testimonianze e le perizie stanno ridisegnando un quadro che sembrava ormai definito.
Le parole di Marco Poggi rappresentano un tassello importante, ma non definitivo. La verità giudiziaria potrebbe essere ancora lontana, mentre l’opinione pubblica resta divisa tra dubbi, certezze e nuovi scenari possibili.