lunedì, Luglio 6

Ddl caccia, scontro Bonelli-Meloni: “Rischia di passare alla storia come killer della natura”

Un nuovo fronte di scontro politico si è aperto in Parlamento attorno al disegno di legge sulla caccia, attualmente in esame alle Camere. Il provvedimento, che riguarda il rapporto tra tutela della fauna selvatica e attività venatoria, sta dividendo profondamente maggioranza e opposizioni, aprendo un dibattito che va oltre la semplice dialettica politica.

Le critiche delle opposizioni al ddl

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Secondo le opposizioni, il provvedimento non rappresenta un semplice aggiornamento normativo, ma un vero e proprio cambio di impostazione culturale nella gestione della fauna selvatica. Nel testo, la caccia viene descritta come un’attività ritenuta utile alla conservazione dell’ambiente naturale, una definizione che ha subito acceso il confronto tra le forze politiche.

Il punto più contestato riguarda in particolare la definizione dei cacciatori come “bioregolatori”, un termine che ha già suscitato reazioni critiche da parte di diverse associazioni ambientaliste e attivisti per la tutela della biodiversità.

L’affondo di Angelo Bonelli

A intervenire con toni particolarmente duri è stato il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, secondo cui la scelta lessicale contenuta nel ddl modificherebbe di fatto il ruolo stesso dell’attività venatoria all’interno dell’ordinamento. Il parlamentare ha sollevato interrogativi su chi debba stabilire i limiti della gestione della fauna selvatica e su quali garanzie siano previste per la tutela della biodiversità, paventando il rischio di una deriva nella gestione dell’equilibrio naturale del Paese.

Nel suo intervento, Bonelli ha chiamato direttamente in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un intervento diretto sul provvedimento. Il leader di Avs ha sostenuto che il governo dovrebbe fermare l’iter della riforma, avvertendo che, in caso di approvazione, la premier rischierebbe di essere ricordata con un’etichetta politica molto pesante, definendola una possibile “killer della natura”.

L’accusa al governo sul consenso elettorale

Bonelli ha inoltre accusato l’esecutivo di inseguire il consenso di una parte dell’elettorato legata al mondo venatorio, sostenendo che non si possa “sacrificare il patrimonio faunistico” per ragioni di natura politica ed elettorale.

Un dibattito destinato a proseguire

Il confronto sul ddl caccia resta dunque aperto e fortemente divisivo. Mentre il provvedimento prosegue il proprio iter parlamentare, lo scontro tra visioni contrapposte sulla gestione della natura e dell’attività venatoria continua ad alimentare tensioni sia dentro sia fuori le istituzioni, con le opposizioni pronte a proseguire la battaglia politica nelle prossime fasi dell’esame del testo.