giovedì, Luglio 9

Vittorio Feltri choc su Ranucci e Lavitola: “Una bomba d’amore”

Il caso legato all’attentato ai danni del conduttore di Report Sigfrido Ranucci e al presunto coinvolgimento del faccendiere Valter Lavitola continua a far discutere. Sul tema è intervenuto Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, in un colloquio pubblicato da Il Foglio in cui ha commentato l’intera vicenda con il suo consueto stile diretto.

L’ipotesi della “bomba d’amore”

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Tra le diverse ricostruzioni circolate sui giornali, Feltri ha indicato come più convincente quella cosiddetta della “bomba d’amore”, legata cioè al rapporto di amicizia tra i due protagonisti: “Tra le ipotesi che stanno circolando sulla vicenda di Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, quella della bomba d’amore, per affetto, è sicuramente quella principale, che mi convince di più. Anche se i due hanno una vita così incasinata che vai a sapere qual è la verità”.

Il giornalista, che nella sua lunga carriera ha seguito alcuni dei casi di cronaca più noti degli ultimi decenni, ha sottolineato come questa vicenda lo abbia colpito in modo particolare: “Io ne ho viste e raccontate di tutti i colori durante tutta la mia carriera nei giornali. Ma mi pare che da questa vicenda stiano emergendo elementi fuori da qualsiasi immaginazione, da ogni logica”.

Il nodo della possibile discesa in politica

Uno degli aspetti al centro delle ricostruzioni giornalistiche riguarda l’ipotesi che dietro la vicenda possa esserci stato un progetto di lancio politico di Ranucci. Interpellato sul punto, Feltri si è detto scettico su un eventuale ingresso in politica del conduttore: “Mi auguro di no. Non ha il physique du rôle”.

Il direttore editoriale del Giornale ha comunque ribadito la propria distanza rispetto al tipo di giornalismo rappresentato da Report, esprimendo una netta preferenza personale per un approccio diverso: “Preferisco cose un po’ più eleganti, raffinate, di pensiero”. Pur non nascondendo la propria antipatia nei confronti del programma e del suo conduttore, Feltri ha ipotizzato che l’area progressista continuerà a valorizzare la figura di Ranucci come simbolo del giornalismo d’inchiesta.

Il giudizio su Lavitola

Quanto a Valter Lavitola, ex esponente vicino prima all’area craxiana e poi a quella berlusconiana, coinvolto nel corso degli anni in diverse vicende giudiziarie, Feltri ha preferito mantenere una certa cautela, precisando di non conoscerlo personalmente: “Lavitola io non lo conosco personalmente, per cui in realtà non potrei esprimermi più di tanto a livello opinionistico”. Pur formulando un giudizio personale poco lusinghiero, il giornalista ha aggiunto di non voler entrare nel merito delle responsabilità: “La vicenda così come la vita di questi due individui sono talmente un casino che non mi permetto di dare ragione all’uno o all’altro”.

Va ricordato che Lavitola è al momento indagato dalla Procura di Roma con l’ipotesi di essere il mandante dell’attentato, e che nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

“Ne vedremo delle altre”

Feltri ha infine osservato come le indagini della Procura di Roma stiano facendo emergere elementi inattesi in un fatto di cronaca di tale gravità: “Ho una discreta esperienza alle spalle, ma questi elementi sono fuori da qualsiasi immaginazione o logica umana. A questo punto, forse, ne vedremo persino delle altre”.

Alla domanda se questa vicenda possa incrinare il prestigio di Ranucci come riferimento del giornalismo d’inchiesta, Feltri ha risposto ritenendo che, al di là delle polemiche, l’area di riferimento del conduttore continuerà a sostenerne la figura pubblica.