A sei anni dall’inizio della crisi pandemica che ha scosso le fondamenta della nostra società, l’eredità medica del virus continua a rappresentare una sfida aperta e complessa. Sebbene l’emergenza acuta sia ormai ampiamente superata e la quotidianità abbia ripreso i suoi ritmi, un’ampia percentuale della popolazione fa ancora i conti con gli strascichi a lungo termine dell’infezione.
La sindrome nota comunemente come Long Covid, definita in ambito scientifico con l’acronimo PASC (conseguenze post-acute dell’infezione da Sars-CoV-2), non è affatto scomparsa. Al contrario, si è consolidata come una vera e propria patologia cronica di massa, che richiede un’attenzione clinica costante e strategie di intervento strutturate nel tempo.
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I dati dello studio Pascnet

Un quadro dettagliato della situazione arriva dal progetto Pascnet, una ricerca coordinata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e realizzata grazie al sostegno della Fondazione Cariplo. Lo studio ha esaminato i profili clinici di oltre milleduecento pazienti, con l’obiettivo di mappare l’evoluzione temporale della malattia.
Le conclusioni indicano che le forme più severe di infezione iniziale lasciano segni duraturi. Tra coloro che hanno subito un ricovero ospedaliero nelle fasi più acute della pandemia, circa il sessanta per cento continua a manifestare sintomi ricorrenti e intermittenti anche a distanza di anni, a conferma di come la guarigione totale sia ancora un traguardo lontano per molti ex degenti.
La differenza tra ricoverati e cure domiciliari
L’indagine mette in luce una netta discrepanza tra chi ha affrontato la malattia in ospedale e chi, invece, ha superato l’infezione a casa. Per chi non ha avuto bisogno di ricovero, l’evoluzione clinica si presenta decisamente più favorevole: solo una persona su dieci manifesta complicanze a lungo termine.
Un elemento chiave riguarda il ruolo della prevenzione. Chi ha aderito alle campagne di vaccinazione rispettando le tempistiche ha beneficiato di una protezione che ha limitato la severità dei sintomi iniziali e ridotto la probabilità di sviluppare le sequele croniche della sindrome.
I sintomi più diffusi
Le manifestazioni della sindrome PASC si caratterizzano per una variabilità che rende complessa sia l’identificazione precoce sia la definizione di percorsi terapeutici univoci. Il sintomo più invalidante e diffuso è la fatica cronica, una spossatezza profonda che non trova sollievo con il riposo.
A questa si associano spesso difficoltà respiratorie, dolori nella zona toracica, alterazioni del ritmo cardiaco come le palpitazioni e una serie di deficit cognitivi comunemente indicati con l’espressione “nebbia cerebrale”. Un quadro così eterogeneo impone un approccio medico integrato, basato sulla collaborazione tra specialisti di diverse discipline.
L’impatto sul sistema sanitario e sulla psiche
La persistenza della sindrome non è solo un dramma individuale, ma una pressione costante sulle strutture pubbliche. Il coordinatore scientifico della ricerca, il professor Claudio Lucifora, docente di Economia Politica all’Università Cattolica, ha spiegato come l’obiettivo di Pascnet sia colmare i vuoti conoscitivi attorno alla condizione, così da ottimizzare la presa in carico dei soggetti fragili ed evitare la saturazione dei reparti.
Accanto ai problemi fisici, il Long Covid porta con sé un pesante carico psicologico. La natura fluttuante dei sintomi genera nei malati un senso di impotenza e di isolamento, spesso legato alla difficoltà di far comprendere la propria sofferenza a familiari e colleghi. Per questo si stanno moltiplicando iniziative di autoaiuto e reti di sostegno, nate per condividere le esperienze e combattere lo stigma che circonda le patologie invisibili.