Giorgia Meloni esclude un rimpasto di governo a settembre, indica nella riduzione della pressione fiscale la priorità dei prossimi mesi e liquida l’ascesa di Roberto Vannacci come un’operazione a vantaggio dell’avversario. Sono i passaggi principali dell’intervista che la presidente del Consiglio ha rilasciato al settimanale Chi, in edicola mercoledì 12 agosto e di cui il settimanale ha diffuso un’anticipazione.
L’agenda economica dei prossimi mesi

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Sul piano politico il passaggio più concreto riguarda gli obiettivi dell’autunno. La premier li sintetizza in tre voci: alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto e favorire un’occupazione più stabile. È di fatto l’indicazione di rotta in vista della legge di bilancio, il provvedimento su cui si misurerà la tenuta della maggioranza nell’ultimo scorcio di legislatura.
Nel bilancio dell’azione di governo Meloni rivendica gli interventi sul costo dei carburanti, le misure per l’occupazione e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, e ribadisce un approccio che definisce pragmatico sul clima, contrapposto a quello che chiama “ambientalismo ideologico”. Si tratta di una rivendicazione dell’esecutivo, non di una valutazione indipendente: sull’efficacia di quelle misure il giudizio delle opposizioni e degli analisti è, prevedibilmente, diverso.
Esplicita anche l’esclusione di cambi nella squadra di governo a settembre. È una dichiarazione che ha un peso preciso: nelle settimane scorse l’ipotesi di un rimpasto era circolata più volte, e chiuderla preventivamente serve a togliere ossigeno alle manovre interne alla coalizione prima che la sessione di bilancio le renda più insidiose.
L’attacco a Vannacci
Il passaggio destinato a far discutere di più riguarda il leader di Futuro Nazionale, definito “un’operazione costruita per favorire la sinistra”. Nell’anticipazione non vengono forniti elementi a sostegno della tesi.
Il contesto verificabile è questo: Vannacci ha lasciato la Lega nel febbraio 2026 per fondare un proprio partito, provocando la reazione risentita di Matteo Salvini, che lo aveva portato nel partito e ne aveva fatto un vicesegretario. Da allora Futuro Nazionale è cresciuto in modo costante: le rilevazioni delle ultime settimane lo collocano intorno al 7-8%, cioè in competizione diretta con Forza Italia e sopra la Lega.
Sul piano dei numeri, gli analisti osservano da mesi che quella crescita pesca quasi interamente all’interno del bacino di centrodestra e non su elettorati esterni: sottrarre due o tre punti a una coalizione che nei sondaggi resta vicina all’avversaria può risultare decisivo. L’effetto, dunque, è coerente con la lettura della premier. L’intenzione è un’altra cosa, e non è dimostrata: il diretto interessato ha sempre rivendicato l’autonomia del proprio progetto e la volontà di rappresentare una destra senza mediazioni. Al momento non risultano sue repliche all’intervista.
La parte personale
Meloni concede anche un margine di confidenza sulla propria condizione. Ammette che la stanchezza si fa sentire, aggiungendo però che nessuno può accusarla di essersi risparmiata. Sul rapporto con la figlia dice di cercare tempo lento e normalità lontano dai riflettori, e racconta l’effetto che le fa sentirsi chiedere perché il lavoro venga prima: “Mi fa venire il cuore come una nocciolina”. Esprime inoltre preoccupazione, da genitore, per l’impatto dell’intelligenza artificiale e dei social sui più giovani.
Alle critiche di chi la vede portare la figlia in occasioni ufficiali risponde rivendicando il valore simbolico dell’immagine: se serve a comunicare a una ragazza che non deve scegliere tra maternità e carriera, sostiene, è contenta che si veda.
Perché questa intervista, e perché adesso
La collocazione non è casuale. Un settimanale popolare a metà agosto raggiunge un pubblico più ampio e meno politicizzato di un quotidiano, in una fase in cui il dibattito è fermo e la concorrenza per l’attenzione è minima. È lo stesso calcolo che porta i programmi televisivi ad annunciare i cast proprio in questi giorni.
Il registro misto — agenda di governo, colpo al concorrente interno, dose calibrata di vulnerabilità personale — è un formato collaudato della comunicazione politica, non una particolarità italiana. La quota personale serve a rendere leggibile la parte politica, e in questo caso arriva in un momento in cui i dati di fiducia nell’esecutivo, secondo le ultime rilevazioni, restano sotto pressione.
La legislatura si avvia verso la scadenza naturale del 2027. Da settembre in avanti, ogni dichiarazione andrà letta anche in quella chiave. Il testo integrale dell’intervista è pubblicato da Chi.