mercoledì, Agosto 12

Morte di Antonio Perrotta a Sangineto: fermati due fratelli, cosa emerge

Due fratelli sono stati sottoposti a fermo nell’ambito delle indagini sulla morte di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo deceduto dopo un’aggressione avvenuta all’esterno di una discoteca di Sangineto, nel Cosentino. Il provvedimento è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Paola, che procede con l’ipotesi di reato di omicidio aggravato dai futili motivi.

I due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al procuratore Domenico Fiordalisi. È una facoltà riconosciuta dall’ordinamento a chiunque sia sottoposto a indagine e non costituisce, di per sé, alcun elemento a carico.

Che cosa sarebbe successo nella notte tra l’8 e il 9 agosto

Secondo la ricostruzione degli investigatori, ancora tutta da verificare, all’interno del locale sarebbe nato un diverbio. All’origine ci sarebbe stata, stando alle prime informazioni, una questione legata all’ingresso. Le persone coinvolte sarebbero state allontanate dal personale addetto alla sicurezza.

La discussione sarebbe poi proseguita all’esterno, oltre le transenne, dove si sarebbe verificata l’aggressione. Gli accertamenti sulla dinamica sono in corso e nessuna ricostruzione è al momento definitiva.

Perrotta era stato soccorso e trasportato all’ospedale di Cetraro, poi trasferito in rianimazione all’ospedale di Cosenza, dove è morto il 10 agosto nonostante le cure. Lavorava come operaio per un’azienda del territorio e svolgeva attività nel settore della sicurezza dei locali. Lascia la compagna e quattro figli.

Chi sono i due fermati

Si tratta di Umberto Orsino, 24 anni, e Domenico Orsino, 22. Di origini calabresi e legati a Belvedere Marittimo, risiedono da anni in Lussemburgo e si trovavano nel Cosentino per un periodo di vacanza presso i familiari. Sono stati rintracciati da polizia e carabinieri in un’abitazione del centro tirrenico.

Domenico Orsino è noto in ambito sportivo per la sua attività nella nazionale di rugby lussemburghese. Sul profilo professionale del fratello le ricostruzioni delle diverse testate non coincidono, e il dato non risulta al momento consolidato.

Come sono arrivati gli investigatori ai due fratelli

Un ruolo centrale lo hanno avuto le immagini dei sistemi di videosorveglianza dell’area, incrociate con le dichiarazioni di numerosi testimoni. Nel corso della perquisizione sarebbero stati sequestrati indumenti e calzature ritenuti compatibili con quelli visibili nelle registrazioni.

Il decreto di fermo richiama la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e motiva il provvedimento anche con il ritenuto pericolo di fuga, considerata la residenza all’estero di entrambi. Si tratta della valutazione della pubblica accusa: dovrà essere sottoposta al vaglio del giudice.

Che cos’è un fermo e cosa succede adesso

Il fermo di indiziato di delitto è una misura precautelare adottata dal pubblico ministero quando ricorrono gravi indizi e un concreto pericolo di fuga. Non è una condanna, non è nemmeno un arresto in flagranza: è un atto della fase investigativa, che deve essere convalidato dal giudice entro termini stretti.

Le difese potranno contestare la ricostruzione della Procura e gli elementi raccolti. Entrambi gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

L’indagine resta aperta

È il punto che rischia di passare in secondo piano. Gli inquirenti ritengono possibile il coinvolgimento di più persone, anche di età diverse, e proseguono nell’analisi delle registrazioni e delle testimonianze per definire il ruolo di ciascuno.

Resta inoltre da stabilire con precisione il punto in cui si sarebbe consumata l’aggressione: lo spazio esterno al locale è ampio e comprende parcheggi, abitazioni private e terreni agricoli, il che rende più complessa la delimitazione dell’area. Le attività sono condotte dalla Squadra mobile di Cosenza, dal commissariato di Diamante e dai carabinieri delle compagnie di Paola e Scalea.

La sospensione della licenza

Su un binario del tutto separato, il questore di Cosenza Antonio Borrelli ha disposto la sospensione per quindici giorni della licenza del locale. La Questura ha precisato che si tratta di un provvedimento amministrativo con finalità di ordine e sicurezza pubblica, che prescinde dall’accertamento di eventuali responsabilità dell’esercente.

È una distinzione che vale la pena tenere a mente mentre l’inchiesta prosegue: la chiusura temporanea non è una sanzione né un giudizio, ma una misura di prevenzione. Il resto lo stabiliranno le sedi competenti.