Matteo Salvini prova a convincere Giorgia Meloni a portare la legislatura fino alla sua scadenza naturale e andare alle urne nell’autunno del 2027. La presidente del Consiglio, però, continua a ragionare su uno scenario completamente diverso: elezioni politiche già in primavera, con l’11 aprile 2027 che resta al momento una delle date considerate più praticabili.
Il pressing di Salvini

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Il pressing del leader della Lega sarebbe diventato sempre più insistente. Salvini sostiene che attendere qualche mese in più potrebbe consentire al centrodestra di arrivare al voto in condizioni migliori, dando tempo alla situazione economica di cambiare e soprattutto alla Lega di recuperare terreno nei sondaggi.
Sullo sfondo c’è anche la speranza del vicepremier di tornare al Viminale, prendendo il posto di Matteo Piantedosi e utilizzando il ministero dell’Interno come vetrina politica nell’ultimo tratto della legislatura.
Il progetto di Salvini e i dubbi di Meloni
Meloni, secondo le ricostruzioni, non sarebbe però convinta né dell’ipotesi di un ritorno di Salvini al ministero dell’Interno né della necessità di arrivare fino all’autunno. Il segretario leghista continua comunque a rendere pubblica la propria convinzione che il governo debba arrivare fino alla fine della legislatura: anche al Meeting di Rimini ha indicato l’autunno 2027 come l’orizzonte naturale per il ritorno alle urne.
A Palazzo Chigi il dossier viene seguito con attenzione anche perché la decisione sulla data sarà inevitabilmente collegata alla possibile riforma della legge elettorale e al calendario delle amministrative. Nel 2027 saranno chiamate al voto città importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo e Verona, molte delle quali partono da rapporti di forza favorevoli al centrosinistra.
L’ipotesi dell’election day
Proprio per questo sarebbe stata valutata anche l’ipotesi di un election day, accorpando politiche e comunali. Le analisi commissionate dal governo non avrebbero però individuato un particolare effetto di trascinamento delle amministrative a favore del centrosinistra: gli elettori, secondo gli studi presi in considerazione, tenderebbero a distinguere il voto nazionale da quello locale.
L’11 aprile resta la data favorita
Lo scenario che continua ad avere maggiore credito nel gruppo dirigente vicino alla premier è quindi quello delle elezioni politiche l’11 aprile 2027. La data consentirebbe di votare due settimane dopo Pasqua, prevista per il 28 marzo, e prima dell’apertura della finestra delle elezioni amministrative tra maggio e giugno.
Una scelta di questo tipo eviterebbe inoltre una lunga sequenza di appuntamenti elettorali separati, con politiche, primo turno delle comunali e successivi ballottaggi concentrati nel giro di poche settimane. Resta comunque aperta la possibilità di accorpare le consultazioni, soprattutto se Palazzo Chigi dovesse ritenere sostenibile l’election day.
Perché anticipare a marzo è più complicato
Più complicata appare invece l’ipotesi di anticipare ulteriormente il voto a marzo. Sciogliere le Camere immediatamente dopo l’approvazione della manovra significherebbe infatti aprire la crisi istituzionale già all’inizio dell’anno, imponendo tempi particolarmente stretti anche al Quirinale.
Per questo, almeno al momento, la primavera resta il punto di caduta preferito da Meloni. Salvini continua invece a chiedere tempo: il confronto sulla data delle prossime elezioni politiche è già diventato uno dei principali terreni di tensione dentro la maggioranza di governo.