lunedì, Agosto 31

Alessandro Di Battista ricoverato a Cuba, il messaggio di Matteo Bassetti: “Forza Alessandro”. E l’infettivologo apre il capitolo sanità cubana

Un messaggio che parte da un augurio personale e finisce per aprire una riflessione molto più ampia. Matteo Bassetti è intervenuto pubblicamente sulla vicenda di Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba, scegliendo di mettere da parte ogni appartenenza politica: «In queste ore penso ad Alessandro Di Battista e, prima ancora di ogni considerazione politica, gli auguro sinceramente di rimettersi».

Una premessa netta, che l’infettivologo ha voluto porre in apertura del suo intervento prima di entrare nel merito di due questioni molto diverse tra loro: il riconoscimento tempestivo dei sintomi neurologici e le condizioni attuali del sistema sanitario cubano.

Cosa sarebbe accaduto secondo quanto riferito

Bassetti ricostruisce la vicenda restando sul terreno di ciò che è stato reso noto. Tutto sarebbe iniziato con un fortissimo mal di testa, seguito da un grave malore e dalla perdita di conoscenza. Tra le ipotesi circolate c’è quella di un ictus, anche se — sottolinea l’infettivologo — al momento non risulta una diagnosi definitiva resa pubblica.

Proprio su questo punto Bassetti mette le mani avanti con una precisazione che vale più di molte dichiarazioni: «Non sono un neurologo e non mi permetto quindi di fare diagnosi». Una cautela che, nel dibattito acceso di queste ore, non è affatto scontata.

L’avvertimento che riguarda tutti: “Il tempo è fondamentale”

Ed è proprio dalla scelta di non sbilanciarsi che nasce il passaggio più utile del suo messaggio. Di fronte ai sintomi di un possibile ictus, spiega Bassetti, il tempo è la variabile decisiva. Riconoscere rapidamente i segnali, chiamare immediatamente i soccorsi e raggiungere il prima possibile una struttura adeguata può cambiare radicalmente la prognosi.

Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare mai? L’infettivologo li elenca senza giri di parole: un forte mal di testa improvviso, una perdita di coscienza, difficoltà nel parlare, alterazioni della forza o della sensibilità, problemi alla vista o all’equilibrio. Sintomi che, ricorda, non vanno mai minimizzati né rimandati.

Il nodo Cuba: un sistema sanitario in crisi profonda

Da qui il discorso si allarga inevitabilmente al Paese in cui Di Battista si trova ricoverato. Bassetti riconosce che per decenni la sanità cubana ha rappresentato un caso di grande interesse internazionale, nonostante le enormi difficoltà economiche: una forte rete di medicina territoriale, un numero elevato di medici, una tradizione importante nella prevenzione, nella formazione e nella ricerca biomedica.

Oggi però il quadro è radicalmente cambiato. Quel sistema, avverte, è sottoposto a una crisi profondissima: mancano farmaci, materiali sanitari, anestetici, ossigeno e persino risorse energetiche essenziali. Le conseguenze sulla capacità degli ospedali di garantire cure tempestive e complesse sono, scrive l’infettivologo, ormai documentate.

Embargo e responsabilità: “La realtà è più complessa dello slogan”

Il passaggio più delicato riguarda le cause. Secondo Bassetti sarebbe ipocrita ignorare il peso dell’embargo e delle sanzioni statunitensi, che hanno contribuito a rendere fragile l’approvvigionamento cubano anche attraverso le difficoltà di accesso a farmaci, tecnologie, componenti e finanziamenti internazionali.

Ma l’infettivologo non concede sconti a nessuno: riconoscere questo, precisa, non significa negare le responsabilità del governo cubano e delle sue scelte economiche e politiche. Significa soltanto ammettere che «la realtà è più complessa dello slogan “Cuba è povera perché il socialismo non funziona”».

Ciò che Cuba ha costruito e che non va cancellato

Nella seconda parte del ragionamento, Bassetti invita a non buttare via il passato. Cuba, ricorda, ha sviluppato una propria capacità scientifica e produttiva nel campo dei vaccini, raggiungendo livelli di copertura molto elevati nelle vaccinazioni pediatriche. Durante la pandemia è arrivata a vaccinare i bambini a partire dai due anni con vaccini sviluppati sull’isola, diventando il primo Paese al mondo a farlo.

Su prevenzione, vaccinazioni e organizzazione della sanità pubblica, conclude su questo punto, l’isola ha insegnato qualcosa al mondo e può ancora insegnare qualcosa a molti Paesi, compresi gli Stati Uniti.

Il finale: al di là di tutto, un augurio

La sintesi del messaggio sta in tre frasi che sembrano scritte apposta per disinnescare la polemica: si può criticare il governo cubano senza negare i risultati storici della sua sanità, si può denunciare l’embargo americano senza trasformare Cuba in un modello perfetto, si può difendere il diritto alla salute senza fare propaganda per nessuno.

E poi il ritorno al punto di partenza, quello che secondo Bassetti conta più di ogni analisi geopolitica: «Alessandro, forza. Speriamo davvero che tu possa tornare presto».