lunedì, Agosto 31

Di Battista, cosa indica un mal di testa forte e improvviso: l’analisi del neurologo Barbanti sulla cefalea a rombo di tuono

Un mal di testa che nessuno aveva mai avuto prima, diventato improvvisamente insopportabile fino alla perdita di coscienza. È da questo quadro che parte l’analisi di Piero Barbanti, direttore dell’Unità Cefalee e Dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e professore di Neurologia all’Università San Raffaele, sul caso di Alessandro Di Battista, ricoverato da sabato all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana.

Secondo quanto ricostruito, l’ex parlamentare sarebbe stato colpito da un dolore alla testa di intensità crescente che lo ha condotto in ospedale privo di conoscenza. Nelle ultime ore, riferisce il neurologo, sembrerebbe aver ripreso conoscenza.

Il primo chiarimento: non tutti i mal di testa sono un allarme

Prima di entrare nel merito, Barbanti tiene a fare una precisazione che riguarda milioni di persone. «Ci sono 15 milioni di italiani che soffrono di mal di testa», ricorda l’esperto, e queste persone non devono essere confuse da quanto sta accadendo: un’emicrania, anche forte, non è di per sé un campanello d’allarme per correre in ospedale.

La situazione descritta nel caso in questione è di natura completamente diversa. Qui, spiega il professore, si parla di un uomo colpito da un dolore violentissimo che gli ha fatto perdere conoscenza. Ed è proprio questo elemento a cambiare radicalmente il quadro clinico.

Cefalea sentinella e cefalea a rombo di tuono: cosa significano

L’ipotesi avanzata dal neurologo è quella di una cefalea sentinella seguita da una cefalea a rombo di tuono. Il paragone che utilizza per spiegarla è di immediata comprensione: è come se dopo poche gocce di pioggia arrivasse all’improvviso un fulmine. «Da zero a massima intensità in un minuto», con quella che definisce una vera brutalità nell’accelerazione del dolore.

Non si tratta di un fenomeno comune. E la causa principale di questo tipo di cefalea, precisa l’esperto, è generalmente un’emorragia subaracnoidea dovuta alla rottura di un aneurisma. Non l’unica possibile, ma la più frequente in assoluto.

Perché non è un ictus

Un punto su cui Barbanti insiste è la distinzione con l’ictus, ipotesi circolata largamente nelle scorse ore. L’aneurisma è una varice, un rigonfiamento dell’arteria che si rompe: il sangue va a “verniciare” le meningi ma non penetra nel cervello.

Proprio questa dinamica, secondo il neurologo, spiegherebbe due elementi apparentemente contraddittori: il dolore violentissimo da un lato e, dall’altro, il fatto che il paziente in queste ore risulti sveglio e cosciente.

Il segnale che arriva giorni prima

Ma perché si parla di cefalea “sentinella”? La spiegazione riguarda ciò che accade nei giorni precedenti l’evento acuto. L’aneurisma “sgocciola”, la parete si infiamma e si altera, producendo segnali che precedono la rottura vera e propria. Poi, come dice Barbanti, si rompe «l’argine del fiume».

L’inondazione di sangue nelle meningi provoca la perdita di coscienza, accompagnata da segni neurologici oltre al dolore. Il soggetto può riprendersi e da quel momento viene tenuto sotto stretto monitoraggio: una circostanza che spiegherebbe le Tac effettuate per verificare se il sangue si stia riassorbendo.

Immobilità assoluta e il rischio nelle prime ore

La fase successiva è delicatissima. Il paziente deve restare a letto immobile per evitare un vasospasmo, con la somministrazione di farmaci vasodilatatori. Il rischio principale in questa fase, avverte il neurologo, è che possa sopraggiungere un ictus. E nelle prime ore, sottolinea, il paziente non può essere trasportato.

Nella notte, intanto, un neurochirurgo e un anestesista rianimatore del Policlinico universitario Gemelli di Roma sono arrivati a Cuba per affiancare nelle valutazioni il team medico locale che sta assistendo Di Battista.

Come si interviene su un aneurisma

Barbanti spiega che nell’80-85% dei casi la cefalea a rombo di tuono è causata da un aneurisma, ovvero una dilatazione anomala e permanente della parete di un vaso sanguigno, di norma un’arteria, che si gonfia come un palloncino a causa dell’indebolimento della parete.

Le strade terapeutiche sono due. Nel primo caso, quello meno invasivo, il neurologo interventista non entra dalla testa ma da un’arteria femorale con un catetere, depositando all’interno dell’aneurisma delle spirali — descritte come degli “scovolini” — che creano una turbolenza ed escludono l’aneurisma dalla circolazione. In un numero oggi inferiore di casi si ricorre invece all’intervento chirurgico con craniotomia, come accaduto a Pier Luigi Bersani.

Si può operare a Cuba? E quando sarà possibile il rientro

Sulla possibilità di eseguire l’intervento sull’isola, il professore non ha dubbi: «Penso di sì, la sanità cubana ha le conoscenze mediche e chirurgiche per farlo», pur precisando che tutto dipenderà dalle condizioni cliniche e dalla volontà del paziente e dei familiari, elementi al momento non noti.

Quanto al rientro in Italia, i tempi indicati sono chiari: tecnicamente non meno di una settimana, perché il paziente deve prima essere stabilizzato. Pensare a un trasferimento anticipato sarebbe impensabile per i troppi rischi, a partire dalla pressurizzazione dell’aereo. Un dettaglio che il neurologo chiude con una nota tecnica: esistono, ricorda, anche le cefalee da aereo.