venerdì, Settembre 4

Il governo più longevo della storia repubblicana, ma il Sondaggio YouTrend gela Meloni

Il governo Meloni ha superato il record di longevità del secondo governo Berlusconi, ma per la maggioranza degli italiani non è questo l’elemento che conta. È quanto emerge dal sondaggio YouTrend per Sky TG24, che fotografa l’umore del Paese a ridosso dell’ultima manovra della legislatura.

Il 59% degli intervistati ritiene infatti che la durata in sé non conti e che siano i risultati ottenuti a fare la differenza. Il 30% giudica invece positivo il fatto che un governo duri a lungo dopo anni di instabilità, mentre l’11% non si esprime.

La stabilità come valore divide gli elettorati

L’apprezzamento per la stabilità risulta un tratto quasi esclusivo dell’elettorato di Fratelli d’Italia (90%). Tra gli elettori di FI, Lega e Noi Moderati le due opinioni si dividono (50% stabilità, 39% risultati), mentre tra quelli di Futuro Nazionale prevale la lettura orientata ai risultati (46% contro 36%).

Nel campo largo la stabilità in sé non è considerata un valore da circa nove elettori su dieci: 86% tra i sostenitori del Pd, 91% tra quelli del M5S.

Il 53% dice «direzione sbagliata»

Alla domanda se l’Italia stia andando nella direzione giusta o sbagliata, il 53% risponde «direzione sbagliata» contro il 31% che indica quella giusta, con un 16% di indecisi.

Il giudizio ricalca le divisioni politiche — 97% «direzione giusta» tra gli elettori FdI, 88% «direzione sbagliata» tra quelli del Pd — ma anche in questo caso l’elettorato di Futuro Nazionale si spacca (57% contro 41%).

Interessante il dato anagrafico: il segmento più critico è quello dei 18-34enni (60% «direzione sbagliata»), mentre il meno critico è quello degli over 50.

Le aspettative del 2022 e il bilancio di oggi

Rispetto alle attese di quattro anni fa, il 39% giudica il lavoro dell’esecutivo peggiore di quanto si aspettasse, il 26% in linea con le previsioni e l’11% migliore. Il 17% dichiara di non aver avuto aspettative particolari.

Tra gli elettori FdI il 38% ritiene che il governo abbia fatto meglio del previsto, mentre tra quelli di Futuro Nazionale prevale la delusione, con il 47% che indica un risultato peggiore delle attese.

Nessun tema raggiunge la maggioranza di giudizi positivi

Su nessuno dei nove temi proposti i giudizi positivi arrivano alla maggioranza. Il risultato migliore riguarda la politica estera e il ruolo internazionale dell’Italia (33% positivi, 52% negativi), seguita da immigrazione (27%-63%) ed economia e crescita (26%-63%).

Poco sopra un quinto i positivi su lavoro e salari (24%), sicurezza (24%) e giustizia (22%).

Le bocciature più nette: bollette, tasse e sanità

I giudizi peggiori riguardano i temi che toccano direttamente il portafoglio. Sulla sanità i positivi si fermano al 20% contro il 72% di negativi, stesso rapporto sulle tasse (18%-72%).

Il dato più severo arriva però sul costo dell’energia e delle bollette, dove i positivi si fermano al 16% contro il 76% di negativi, con un 49% che esprime un giudizio «molto negativo».

Le crepe dentro l’elettorato di governo

Le difficoltà raggiungono anche la base della maggioranza. Tra gli elettori FdI il consenso resta altissimo su immigrazione (84%), politica estera (84%) ed economia (79%), ma scende al 57% sulle tasse e, sull’energia, i negativi (49%) superano i positivi (41%).

Tra gli elettori di FI, Lega e Noi Moderati prevalgono i negativi su tasse (43%-57%) ed energia (37%-62%). Tra quelli di Futuro Nazionale il giudizio è negativo su tutti i temi tranne la politica estera, con punte di bocciatura sulla sanità (80%) e sull’energia (65%).

Cosa chiedono gli italiani per la manovra

Per l’ultima legge di bilancio della legislatura, gli italiani chiedono di destinare la maggior parte delle risorse all’aiuto a famiglie e imprese sulle bollette (25%) e all’aumento della spesa sanitaria (24%), seguiti dalla riduzione delle tasse sui redditi medi (21%).

Più staccati l’aumento delle pensioni più basse (9%), la riduzione del debito pubblico (8%) e la spesa per difesa e sicurezza (4%).

Un dato colpisce in particolare: la riduzione delle tasse sui redditi medi è la priorità principale non solo tra gli elettori FdI (31%) e del centrodestra (34%), ma anche — un po’ a sorpresa — tra quelli del Pd (35%).

La fiducia sui prossimi mesi

Sulla capacità dell’esecutivo di affrontare il tema dei prezzi di energia e carburanti dopo i rincari innescati dalla crisi nel Golfo, il 68% esprime poca o nessuna fiducia, contro il 20% che ne ha molta o abbastanza.

La sfiducia è quasi unanime nel campo largo e coinvolge anche metà degli elettori di FI, Lega e Noi Moderati (49%). Solo tra gli elettori FdI la fiducia resta maggioritaria (67%).

Sull’immigrazione, dopo il caso di Ceuta e la sospensione degli accordi di Schengen con la Spagna, la fiducia è più elevata ma resta minoritaria: 28% contro il 64% di chi ne ha poca o nessuna.