Il caso giudiziario legato alla morte di Chiara Poggi si arricchisce di un nuovo capitolo, segnato da polemiche infuocate e attacchi incrociati tra Procura e famiglia della vittima. Mentre si attende l’esito della richiesta di semilibertà per Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni, entra nel vivo anche l’indagine parallela che coinvolge Andrea Sempio, nuovo indagato per l’omicidio di Garlasco.

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Conferito l’incarico al genetista: ma la Procura non ci sta
A Pavia, l’udienza per il conferimento dell’incarico al genetista Emiliano Giardina, scelto dal gip Daniela Garlaschelli, ha acceso tensioni in aula. Giardina, noto per il suo ruolo nel caso Yara Gambirasio, dovrà analizzare il Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi e confrontarlo con quello di Sempio e altri soggetti, tra cui amici e familiari.
Ma la Procura ha chiesto la ricusazione dell’esperto: secondo il procuratore aggiunto Stefano Civardi e la pm Valentina De Stefano, Giardina avrebbe già espresso un parere inappropriato nel 2017 durante un’intervista a “Le Iene”, affermando che quel Dna non permetteva una compatibilità certa. Per l’accusa, si tratterebbe di un giudizio pregiudicante, incompatibile con il ruolo super partes richiesto per l’incidente probatorio.

La famiglia Poggi contro la Procura: “Quel Dna non esiste”
Ma il colpo più duro è arrivato dai legali della famiglia Poggi, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna. In aula, Tizzoni ha attaccato frontalmente la Procura, accusandola di giocare su un processo mediatico piuttosto che su prove concrete.
«Stride constatare come la Procura abbia paura del processo mediatico — ha dichiarato — quando poi fa un comunicato su dati oggettivamente scorretti come il Dna sotto le unghie, che non esiste». Un’affermazione che rimette in discussione l’intera narrazione che vorrebbe Andrea Sempio legato all’omicidio in base a presunte tracce biologiche.
Alberto Stasi, semilibertà in bilico
Nel frattempo, l’attenzione resta alta anche su Alberto Stasi, condannato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi nel 2007. Il Tribunale di Sorveglianza è chiamato a decidere sulla sua eventuale ammissione al regime di semilibertà. Una decisione che potrebbe essere influenzata dalle nuove indagini in corso e dalla fragilità delle nuove accuse, secondo la famiglia Poggi, rivolte a Sempio.
Il quadro si complica, e la verità sembra allontanarsi invece di avvicinarsi. La giudice Garlaschelli dovrà ora decidere se confermare Giardina o nominare un nuovo perito per il delicato incidente probatorio.
Un mistero che resiste al tempo
A quasi 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua a dividere, generare dubbi e alimentare polemiche. La domanda che si fa sempre più forte è una sola: c’è davvero un’altra verità che deve venire a galla? Oppure si tratta dell’ennesimo tentativo di riscrivere una storia giudiziaria già chiusa?