Le condizioni di Chiara Mocchi restano gravi, segnate da ferite profonde che continuano a incidere sulla sua vita quotidiana. A distanza di giorni dall’aggressione avvenuta a scuola, emergono dettagli sempre più precisi sul quadro clinico della docente di francese accoltellata da un suo studente di 13 anni.
Secondo quanto riferito dal suo legale, Angelo Lino Murtas, la donna presenta lesioni molto serie al collo, con conseguenze dirette su funzioni essenziali. Le ferite riportate rendono difficile deglutire, muovere correttamente la mandibola e persino articolare le parole. Una condizione che richiede un percorso di recupero lungo e complesso.
Cos’è successo a scuola

L’aggressione, avvenuta lo scorso 25 marzo, è stata particolarmente violenta. Oltre ai colpi inferti al collo e al torace, l’avvocato parla apertamente di un tentativo di sgozzamento, con un lungo taglio orizzontale alla gola che ha aggravato ulteriormente il quadro clinico della docente.
La riabilitazione procede, ma a piccoli passi. Più volte a settimana la professoressa deve recarsi in ospedale per medicazioni, terapie e controlli. Un percorso faticoso, che richiederà tempo prima di poter restituire una piena autonomia nelle funzioni compromesse.
Nonostante tutto, però, emerge anche un altro elemento: la determinazione. Chiara Mocchi continua a manifestare la volontà di tornare in classe, con l’obiettivo di rientrare prima della fine dell’anno scolastico per stare accanto ai suoi studenti in vista dell’esame di terza media.
Un desiderio che convive con una realtà clinica ancora delicata, fatta di miglioramenti graduali e di una strada definita dallo stesso legale “in salita”.
Parallelamente agli aggiornamenti sulle condizioni della docente, si è definita anche la posizione del giovane aggressore. Il Tribunale per i Minorenni di Brescia ha disposto per il 13enne una misura di sicurezza con collocamento in una comunità protetta.
La decisione tiene conto dell’età del ragazzo, che non è imputabile penalmente, ma anche della gravità dell’episodio. La struttura che lo accoglierà sarà individuata seguendo le indicazioni della neuropsichiatria infantile, con l’obiettivo di garantire un percorso che sia allo stesso tempo contenitivo e terapeutico.
Il caso continua a sollevare interrogativi profondi, sia sul piano della sicurezza nelle scuole sia su quello della gestione di situazioni di disagio giovanile. Ma al centro resta soprattutto la condizione della docente, alle prese con un recupero difficile dopo un’aggressione che ha lasciato segni evidenti e duraturi.
Segni che non sono solo fisici, ma che raccontano la violenza di quanto accaduto e la complessità del percorso che l’aspetta nei prossimi mesi.