domenica, Luglio 12

Bimbo col cuore bruciato, iniziate le cure per il dolore: Domenico accompagnato nel fine vita

Per Domenico, il bambino di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore rivelatosi danneggiato, è iniziato il percorso di accompagnamento nel fine vita. Dopo settimane di attesa e consulti medici, la famiglia ha presentato istanza per la Pianificazione condivisa delle cure, accettata dalla struttura sanitaria.

Avviate le cure palliative

«Abbiamo presentato con la famiglia istanza per la Pianificazione condivisa delle cure, l’ospedale ha accettato. Venerdì 20 febbraio ci sarà il primo accesso per l’inizio del percorso terapeutico. Purtroppo, tolta la sedazione, il bambino non si è svegliato», ha spiegato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori, intervenendo alla trasmissione televisiva.

Leggi anche:Malori in spiaggia a Bibione: un morto e due arresti cardiaci in poche ore

Leggi anche:Tragedia al mare in Italia, malore fatale in spiaggia: inutili i soccorsi

Leggi anche:Italia, bagno si trasforma in tragedia: padre trascinato dall’acqua insieme ai due figli piccoli

La decisione arriva dopo il parere negativo a un secondo trapianto e dopo che il quadro clinico è stato ritenuto ormai irreversibile. La sedazione è stata ridotta, ma Domenico non ha mostrato segni di ripresa neurologica.

Le parole della madre: “Finché respira io resto qui”

Accanto al legale, in studio, anche la madre Patrizia Mercolino, che ha ribadito la sua volontà di non lasciare mai solo il figlio: «Oggi sto molto molto più male del solito, però finché mio figlio respira… è lì, è ancora lì».

La donna ha ringraziato per la vicinanza ricevuta in queste settimane, ma ha voluto lanciare un appello preciso: «Mi fa molto piacere tutta questa vicinanza delle persone. Voglio ringraziare chi vuole donare soldi per esprimere affetto, ma io rifiuto qualsiasi donazione di denaro. Vorrei tanto che fossero donate all’associazione Aido».

Il ricordo di Domenico e il dolore dei fratelli

Parlando del figlio, la madre lo descrive come un bambino pieno di energia: «Non si fermava mai. Non si fermava mai». Poi il ricordo del 23 dicembre, il giorno del trapianto: «L’ho portato in ospedale perché era arrivata finalmente la salvezza per lui, per vivere una vita intera. Invece non è andata così. È cambiata tutta la nostra vita».

La tragedia coinvolge anche i fratelli maggiori, di 5 e 11 anni. «Volevano il fratellino a casa – ha raccontato Patrizia – ma penso che abbiano capito che il fratellino non torna più a casa».

La pianificazione condivisa delle cure

La Pianificazione condivisa delle cure è uno strumento previsto dalla legge italiana sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento. Consente a medici e familiari di concordare il percorso terapeutico quando non vi sono più possibilità di guarigione, con l’obiettivo di garantire dignità, controllo del dolore e accompagnamento nel fine vita.

Nel caso di Domenico, l’avvio delle cure palliative segna il passaggio da un tentativo di intervento salvavita a un percorso di sollievo e assistenza, volto a evitare sofferenze inutili e a sostenere la famiglia in questo momento drammatico.

La vicenda ha riacceso il dibattito pubblico sul sistema dei trapianti, sulla gestione clinica dei casi estremi e sull’importanza della trasparenza nelle procedure sanitarie. Ma al centro resta il dolore di una famiglia che ora chiede solo rispetto e silenzio.