Scene che nessun passeggero vorrebbe mai vivere. Domenica 12 aprile, l’aeroporto di Milano Linate è diventato teatro di un episodio che ha fatto il giro dei media internazionali: oltre cento viaggiatori diretti a Manchester con un volo Easyjet sono rimasti bloccati per più di tre ore nelle file ai controlli passaporti, con il caldo che ha iniziato a fare i suoi effetti. Il risultato: malori, svenimenti, vomito. E alla fine il volo partito senza di loro.
Cosa è successo domenica a Linate

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Tutto ruota attorno all’entrata in vigore del nuovo sistema europeo di controllo delle frontiere, l’EES — Entry/Exit System — diventato pienamente operativo il 10 aprile 2026 in 29 Paesi europei. Il sistema prevede l’eliminazione dei tradizionali timbri sul passaporto, sostituiti da registri digitali che raccolgono ingressi e uscite, impronte digitali e immagini facciali dei viaggiatori provenienti da Paesi extra Ue.
Le procedure, più lunghe e complesse rispetto al passato, hanno generato code enormi. Una passeggera ha raccontato al Daily Mail di essere arrivata in aeroporto alle 7:30 per un volo previsto alle 11:00 — tre ore e mezza di anticipo — e di essersi comunque ritrovata bloccata in una fila interminabile. Il caldo accumulato negli spazi chiusi ha fatto il resto: un centinaio di persone ha iniziato ad accusare nausea, vomito e svenimenti.
Il volo parte, loro restano a terra
Easyjet ha ritardato la partenza di 52 minuti per dare ai passeggeri il tempo di completare i controlli. Ma quando le ore di volo consentite dalle normative di sicurezza sono state raggiunte, l’equipaggio ha dovuto decollare. Solo una trentina di persone è riuscita a imbarcarsi. Le altre cento sono rimaste a terra.
“Quando siamo arrivati in cima alla coda, qualcuno ci ha chiesto se eravamo diretti a Manchester e ci ha detto che il nostro volo era appena partito”, ha raccontato uno dei passeggeri coinvolti. Una situazione che la compagnia aerea ha definito “fuori dal nostro controllo”, precisando di aver informato i clienti in anticipo sui nuovi sistemi e di aver consigliato loro di prevedere tempi extra in aeroporto.
Cos’è l’EES e perché sta creando problemi
Il sistema EES era atteso da anni ed è stato introdotto gradualmente a partire dall’ottobre 2025. L’obiettivo è modernizzare i controlli alle frontiere europee, tracciando digitalmente ogni ingresso e uscita dei cittadini extra Ue — inclusi i britannici, usciti dall’Unione con la Brexit nel 2020. Proprio su questo punto aveva polemizzato nei giorni scorsi il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, accusando l’Ue di penalizzare intenzionalmente i turisti britannici costringendoli a code più lunghe rispetto al passato.
Dall’avvio del sistema, secondo i dati della Commissione europea, oltre 24mila persone si sono già viste rifiutare l’ingresso per motivi diversi: documenti scaduti o falsi, o incapacità di giustificare in modo soddisfacente il motivo della visita. Un dato che testimonia quanto il nuovo sistema stia già producendo effetti concreti — non sempre quelli sperati.
Un problema destinato a ripetersi
L’episodio di Linate non è un caso isolato. Con l’EES ora pienamente operativo in tutta Europa, le scene vissute domenica scorsa potrebbero ripetersi in tutti gli aeroporti del continente nei prossimi mesi, almeno fino a quando le strutture aeroportuali non si saranno adeguate ai nuovi flussi e i passeggeri non avranno imparato a pianificare i tempi in modo diverso.
Per chi viaggia da o verso Paesi extra Ue, la raccomandazione è ormai univoca: presentarsi in aeroporto con almeno due ore di anticipo in più rispetto al solito, tenere i documenti di viaggio a portata di mano ed essere pronti per i controlli biometrici. Perché il volo, come hanno scoperto a proprie spese i passeggeri di domenica, non aspetta.