Il governo accelera sul fronte del caro carburanti e mette sul tavolo una misura destinata a far discutere: una possibile tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. L’obiettivo è colpire chi non adegua rapidamente i prezzi al ribasso, mentre il costo del petrolio torna a scendere.
Da Palazzo Chigi il messaggio è chiaro: niente speculazioni in una fase già segnata da tensioni internazionali e rincari energetici. Ma dentro la maggioranza emergono crepe sempre più evidenti.
La mossa del governo: tassa contro i “furbetti”
L’esecutivo sta valutando due strade principali per intervenire. La prima prevede un’imposta mirata sui margini considerati eccessivi, la seconda un contributo straordinario a carico delle società energetiche, sulla scia di misure già adottate in passato.
Il principio è semplice: se il prezzo del petrolio scende, anche quello alla pompa deve adeguarsi in tempi rapidi. In caso contrario, scatterebbe un intervento fiscale per riequilibrare i guadagni.
Il monitoraggio si basa sul confronto tra i prezzi consigliati dalle compagnie e l’indice Platts, riferimento per il mercato dei carburanti nel Mediterraneo.
Scontro Salvini-Urso: tensioni nella maggioranza
Nel frattempo, il tema carburanti diventa terreno di scontro politico interno. Matteo Salvini ha chiesto un intervento immediato, invitando il ministro Adolfo Urso a convocare le compagnie petrolifere.
La replica è arrivata a stretto giro: l’incontro con le aziende c’è già stato e, secondo il ministero, avrebbe contribuito a un primo calo dei prezzi.
Una divergenza che evidenzia una gestione non del tutto allineata della crisi e offre spazio alle opposizioni per attaccare la tenuta dell’esecutivo.
I numeri: quanto stanno pagando gli italiani
Secondo le associazioni dei consumatori, il calo recente dei prezzi è ancora troppo limitato rispetto agli aumenti registrati nelle settimane precedenti.