Un episodio che scuote diplomazia e religione, trasformandosi in poche ore in un caso internazionale. Il fermo del cardinale Pierbattista Pizzaballa al Santo Sepolcro, durante una delle ricorrenze più importanti per il mondo cristiano, ha acceso tensioni tra Italia e Israele, riaprendo un confronto già delicato.
Le reazioni politiche sono state immediate, con Roma che ha parlato apertamente di un gesto grave. Ma da Gerusalemme arriva una versione completamente diversa dei fatti.
La posizione di Israele: “Decisione per la sicurezza”

Le autorità israeliane hanno chiarito che il blocco non sarebbe legato a motivazioni politiche o religiose, ma esclusivamente a esigenze operative.
Secondo la polizia, la richiesta del Patriarca è stata valutata ma respinta nell’ambito dell’operazione “Ruggito del Leone”, che ha comportato restrizioni nell’accesso alla Città Vecchia.
L’area, spiegano, presenta criticità strutturali che rendono difficile intervenire in caso di emergenza, soprattutto durante eventi con grande afflusso di fedeli. Da qui la scelta di limitare gli accessi per evitare situazioni potenzialmente pericolose.
La reazione dell’Italia: “Offesa ai credenti”

La risposta del governo italiano è stata dura. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’episodio «inaccettabile», annunciando la convocazione dell’ambasciatore israeliano alla Farnesina.
Ancora più netta la posizione della premier Giorgia Meloni, che ha parlato di una vera e propria “offesa ai credenti e alla libertà religiosa”, esprimendo solidarietà al cardinale e ai fedeli.