Camelia non è rimasta in silenzio di fronte alle polemiche che hanno investito il marito. Alle accuse di xenofobia ha risposto con una logica disarmante: «Io sono romena, se fosse razzista non avrebbe sposato me». Una difesa semplice e concreta, che dice molto sul tipo di donna che è: pragmatica, diretta, abituata a rispondere con i fatti più che con le parole.
Ha anche rivelato un dettaglio inaspettato: il suo abito da sposa è stato realizzato da un caro amico sarto omosessuale, a sottolineare come le frequentazioni del generale non corrispondano all’immagine che certi avversari politici si sono costruiti di lui. Una testimonianza personale, usata con intelligenza per smontare una narrazione.
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Oggi: famiglia al primo posto, discrezione come scelta di vita
Oggi Camelia Mihailescu ha scelto di mettere da parte la carriera professionale per dedicarsi alle figlie e alla famiglia, accompagnando il marito nei numerosi trasferimenti imposti prima dalla carriera militare e poi dall’impegno politico. Una vita fatta di adattamenti continui, di contesti diversi, di paesi e culture differenti attraversati insieme.
Chi la conosce la descrive come una presenza discreta ma fondamentale, il punto fermo attorno al quale ruota la vita del generale anche nei momenti di maggiore esposizione mediatica. Lontana dai riflettori per scelta, non per obbligo. In un’epoca in cui la visibilità è diventata moneta corrente, Camelia Mihailescu ha scelto la strada opposta — e probabilmente non ha nessuna intenzione di cambiarla.