domenica, Luglio 5

Campobasso, svolta nel giallo: madre e figlia uccise da veleno, il responso sul marito

Non si tratterebbe di una semplice intossicazione alimentare. Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara, 15, avvenuta a Campobasso lo scorso dicembre, prendono una direzione sempre più inquietante: quella del duplice omicidio per avvelenamento.

Nel sangue delle due vittime sono state infatti rilevate tracce di ricina, una sostanza altamente tossica derivata dai semi di ricino. Un elemento che ha portato gli investigatori a escludere progressivamente l’ipotesi iniziale di un malore legato al cibo.

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Il dettaglio che complica il caso

madre e figlia morte intossicate a Natale

A rendere il quadro ancora più complesso è la posizione del marito e padre, Gianni Di Vita, anche lui finito in ospedale dopo la cena di famiglia.

Secondo le analisi effettuate, nel suo sangue non sarebbero state trovate tracce di ricina. Un risultato che apre scenari contrastanti e che ha spinto gli inquirenti a disporre nuovi accertamenti sui campioni per escludere qualsiasi errore o anomalia.

Indagini per omicidio premeditato

Il fascicolo, ora nelle mani della Procura di Larino, è stato formalmente aperto per duplice omicidio premeditato contro ignoti.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio:

  • come sia stata somministrata la sostanza
    chi possa aver avuto accesso al veleno
    e soprattutto quando sia avvenuto l’avvelenamento

Secondo una delle ipotesi più delicate, la ricina potrebbe essere stata acquistata sul dark web, un canale già finito sotto la lente degli inquirenti.

I sospetti e le persone ascoltate

Oltre al marito, già sottoposto ad accertamenti, l’attenzione si allarga anche alla cerchia più vicina alla famiglia.

Tra le persone che potrebbero essere nuovamente ascoltate:

  • la figlia maggiore, Alice, 19 anni, assente quella sera
  • amici e conoscenti della famiglia
  • contatti recenti che possano aver avuto un ruolo, diretto o indiretto

L’obiettivo è capire chi possa aver procurato e somministrato il veleno.

Il nodo dei medici indagati

Nel frattempo resta aperto anche il fronte sanitario. Alcuni medici erano finiti nel registro degli indagati nelle prime fasi dell’inchiesta.

Ma secondo i legali, quella pista sarebbe destinata a cadere. La ricina, infatti, non sarebbe facilmente individuabile in pronto soccorso, soprattutto nelle fasi iniziali.

Per questo motivo si va verso una possibile richiesta di archiviazione per il personale sanitario coinvolto.

Attesa per autopsie e centro antiveleni

La verità definitiva potrebbe arrivare solo dai prossimi passaggi chiave:

  • risultati completi delle autopsie
  • relazione del Centro Antiveleni
  • ulteriori analisi tossicologiche

Solo allora sarà possibile chiarire con precisione tempi, modalità e responsabilità di quello che, sempre più chiaramente, si configura come un caso di omicidio.