venerdì, Luglio 3

Aggressione a Borrelli a Napoli, deputato col naso rotto: colpito in faccia e minacciato di morte in centro

Un’aggressione violenta, improvvisa, avvenuta in pieno centro a Napoli. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli è stato colpito al volto, riportando una frattura alle ossa nasali e un trauma all’occhio, nel corso di un episodio che ha scosso la città e riaperto il dibattito sulla sicurezza e sulla presenza dello Stato nei quartieri più difficili.

I fatti risalgono alla giornata di ieri, 18 dicembre, quando Borrelli si trovava in piazza Cavour insieme al consigliere della I Municipalità Lorenzo Pascucci. Secondo quanto raccontato dallo stesso parlamentare sui suoi canali social, l’aggressione sarebbe stata perpetrata dalla zia di Emanuele Tufano, il ragazzo di 15 anni ucciso nell’ottobre 2024 durante una sparatoria tra gruppi armati rivali nei rioni Sanità e Mercato.

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Il colpo al volto e le minacce di morte

L’episodio è degenerato rapidamente. Borrelli sarebbe stato colpito con violenza al volto, riportando un naso rotto e un evidente gonfiore all’occhio. Non solo. Il deputato ha riferito di aver ricevuto anche minacce di morte, in un clima di forte tensione e intimidazione.

Nell’aggressione sarebbe rimasta coinvolta anche la scorta del parlamentare. I sanitari, intervenuti dopo l’episodio, hanno diagnosticato una frattura chiusa delle ossa nasali con infrazione e un trauma contusivo al bulbo oculare, stabilendo una prognosi di quindici giorni.

Il racconto di Borrelli: “Una cultura criminale che coinvolge intere famiglie”

Nel suo intervento pubblico, Borrelli ha collegato l’aggressione a un contesto più ampio, parlando apertamente di una cultura criminale profondamente radicata. “Quello che è accaduto dimostra quanto sia profondo il radicamento di una cultura criminale che coinvolge intere famiglie”, ha dichiarato.

Secondo il deputato, il problema non riguarda solo i singoli episodi di violenza, ma un sistema educativo distorto che normalizza l’uso della forza. “Troppi giovani vengono cresciuti nella convinzione che la violenza sia normale, legittima, persino da difendere. Vengono educati all’odio verso le istituzioni e spinti a identificarsi con la carriera criminale”, ha aggiunto.

I precedenti e le intimidazioni a chi denuncia

Borrelli ha ricordato come episodi simili non siano isolati. Chi prova a rompere il silenzio e a denunciare, sostiene, diventa spesso bersaglio di intimidazioni e violenze. “Chi rompe questo schema viene colpito, minacciato, cacciato”, ha spiegato.

Il parlamentare ha richiamato il caso di Liudmyla Skliar, ferita gravemente alle gambe da colpi di pistola. “Io stesso e Liudmyla fummo oggetto di sassaiola e intimidazioni. Lei ha pagato il coraggio di denunciare con l’isolamento e l’allontanamento forzato dal quartiere”, ha ricordato.

“Bene i blitz, ma lo Stato deve restare ogni giorno”

Per Borrelli, l’aggressione subita rappresenta la conferma dei metodi utilizzati da chi controlla certi territori. “La mia aggressione è la conferma dei loro metodi. Bene i blitz, bene la rimozione dei simboli intimidatori, ma lo Stato deve restare presente ogni giorno”, ha affermato.

Secondo il deputato, senza una presenza costante delle istituzioni, i quartieri più fragili rischiano di tornare rapidamente sotto il controllo della criminalità organizzata. Borrelli ha ringraziato il prefetto e la questura per la vicinanza immediata, ma ha ribadito la necessità di un impegno continuo e strutturale.

L’episodio, documentato anche da un video diffuso sui social, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza a Napoli e sul prezzo che spesso pagano coloro che scelgono di esporsi in prima linea contro violenza e criminalità.