A distanza di giorni dall’incendio che ha trasformato la notte di Capodanno a Crans-Montana in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, il bilancio continua a farsi sempre più pesante. Dietro ai numeri, dietro alle statistiche, emergono storie che rendono il dolore ancora più difficile da sostenere. Tra le circa quaranta vittime accertate, tre erano giovanissime: avevano appena 14 e 15 anni.
Le più giovani vittime della strage sono Alicia Gunst, Diana Gunst e Charlotte Niddam. Tre adolescenti, tre vite interrotte in una notte che avrebbe dovuto segnare l’inizio di un nuovo anno e che invece è diventata una condanna senza ritorno.
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Le sorelle Alicia e Diana Gunst
Alicia aveva 15 anni, Diana 14. Erano sorelle, legate da un rapporto fortissimo, cresciute insieme e inseparabili anche quella sera. Vivevano a Losanna con la famiglia e facevano parte della comunità ebraica locale. Avevano doppia cittadinanza italo-svizzera grazie alle origini italiane del nonno.
La notte di Capodanno erano arrivate al locale insieme ad altri amici per festeggiare l’arrivo del 2026. Nulla lasciava presagire che quella serata si sarebbe trasformata in una trappola mortale. Dopo l’incendio, per ore e giorni, familiari e conoscenti hanno sperato che le due ragazze fossero tra i feriti ricoverati negli ospedali svizzeri, molti dei quali in condizioni tali da rendere impossibile un riconoscimento immediato.
Il silenzio, l’attesa, la mancanza di notizie hanno accompagnato le ore più difficili. La conferma della loro morte è arrivata solo dopo accertamenti complessi, mettendo fine a una speranza che resisteva nonostante tutto. L’annuncio ha scosso profondamente la comunità di Losanna, che ha ricordato Alicia e Diana come due ragazze presenti, sorridenti, unite, amate da chi le conosceva.
Charlotte Niddam, 15 anni
La terza vittima più giovane è Charlotte Niddam, 15 anni. Viveva poco fuori Londra, dove frequentava un prestigioso college ebraico. Prima di stabilirsi nel Regno Unito, aveva vissuto tra Francia, Israele e Inghilterra, seguendo i trasferimenti della famiglia.
Anche per Charlotte, i giorni successivi all’incendio sono stati segnati dall’incertezza. Il suo corpo è stato identificato solo dopo un lungo lavoro di riconoscimento, reso necessario dalle condizioni in cui versavano molte delle vittime. La notizia della sua morte ha colpito profondamente l’ambiente scolastico e la comunità che la circondava.
La scuola che frequentava ha invitato studenti e docenti a raccogliersi in silenzio e a ricordarla nei pensieri e nelle preghiere, trasformando il dolore individuale in un momento di condivisione collettiva.
Le vittime più giovani di una strage senza precedenti
Con l’identificazione di Alicia, Diana e Charlotte si è completato il quadro delle vittime più giovani della tragedia. Tre adolescenti che rappresentano il volto più devastante dell’incendio di Crans-Montana: quello dell’innocenza spezzata, delle vite interrotte prima ancora di iniziare davvero.
La loro morte ha attraversato confini e Paesi, unendo nel dolore famiglie e comunità in Svizzera, Italia, Francia e Regno Unito. Un lutto che va oltre la cronaca e che pone interrogativi profondi sulla sicurezza, sulle responsabilità e su quanto accaduto quella notte.
Una ferita che resta aperta
Mentre proseguono le indagini e continua la battaglia dei medici per salvare i feriti più gravi, la comunità internazionale resta sospesa tra dolore e domande senza risposta. La strage di Crans-Montana non è solo un fatto di cronaca nera: è una ferita aperta che continua a sanguinare, soprattutto quando a perdere la vita sono ragazzi e ragazze così giovani.
Alicia, Diana e Charlotte non sono solo nomi in un elenco. Sono il simbolo più crudele di una tragedia che, a distanza di giorni, continua a rivelare il suo volto più disumano.