Il silenzio che pesa sul governo
Non una parola da Giorgia Meloni. Nessun commento diretto nemmeno da Antonio Tajani. La nuova crisi diplomatica con la Francia, innescata dalle dichiarazioni di Matteo Salvini contro Emmanuel Macron, ha lasciato emergere un silenzio pesante nelle stanze del governo italiano. Dopo l’insulto del leader leghista, Parigi ha convocato l’ambasciatrice italiana Emanuela D’Alessandro per una protesta formale, reiterata ieri con un’ulteriore nota di disappunto.
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Salvini, invece, non ha fatto passi indietro, rilanciando con nuovi affondi e definendo Macron “permaloso” e ricordando che “l’80% dei francesi non lo gradisce”. Parole che rischiano di trascinare ancora più a fondo la crisi tra Roma e Parigi.
Un imbarazzo diplomatico
Alla Farnesina l’imbarazzo è evidente. Pur nelle divergenze degli ultimi mesi, la Francia rimane un alleato strategico dell’Italia, e non è la prima volta che Salvini attacca il presidente francese. Già in passato, da marzo fino all’estate scorsa, il leader della Lega aveva polemizzato con Macron definendolo “quel matto” e invitandolo a “mettersi l’elmetto e andare a combattere”.
In tutte quelle occasioni era stato lo stesso Tajani a precisare pubblicamente che la politica estera spetta a Palazzo Chigi e al ministero degli Esteri, ridimensionando così le parole del vicepremier. Stavolta, però, il titolare della Farnesina ha preferito non intervenire, lasciando intendere che la situazione sia troppo delicata per essere trattata come semplice “scivolone” politico.

