mercoledì, Ottobre 28

D’Alema attacca Meloni su La7: «Botte e arresti per rispondere alle proteste». Scontro sul caso Siher

Massimo D’Alema attacca Giorgia Meloni dopo le polemiche sulla scarcerazione di Youssef Siher e sulle dichiarazioni della presidente del Consiglio contro la giudice di Milano Tiziana Landoni. Intervenuto alla trasmissione Otto e mezzo su La7, l’ex presidente del Consiglio ha criticato l’approccio del governo alle proteste sociali, accusandolo di affrontare le tensioni soprattutto attraverso misure di sicurezza e interventi repressivi.

«Fatico a prendere Meloni sul serio», ha dichiarato D’Alema. «Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione».

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Le parole dell’ex premier arrivano in un momento di forte confronto politico, dopo la decisione della giudice per le indagini preliminari di non convalidare il fermo di Siher, il ricercatore trentenne accusato nell’ambito delle indagini sui disordini legati alle manifestazioni del 17 ottobre.

Il caso Siher e le critiche alla presidente del Consiglio

Al centro dell’intervento di D’Alema c’è la reazione di Meloni alla decisione della magistrata milanese. La giudice ha respinto la richiesta di convalida del fermo e quella di custodia cautelare, disponendo la liberazione del ricercatore. Il provvedimento ha provocato un acceso dibattito politico, con critiche da parte di esponenti della maggioranza.

Per D’Alema, la reazione della presidente del Consiglio sarebbe indicativa della difficoltà dell’esecutivo nel confrontarsi con le ragioni delle proteste. «Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose», ha affermato durante la trasmissione.

L’ex presidente del Consiglio contesta quindi quella che considera una tendenza a individuare singoli responsabili delle mobilitazioni, senza affrontare le cause economiche e sociali che possono alimentare il malcontento. Le sue dichiarazioni rappresentano una critica politica all’azione del governo e alla sua gestione dell’ordine pubblico.

La contraddizione sulla riforma della giustizia

D’Alema ha poi collegato le dichiarazioni di Meloni sul caso Siher alla riforma costituzionale della giustizia promossa dal governo, soffermandosi in particolare sul tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

«Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri», ha ricordato l’ex premier.

Da qui la sua obiezione: «Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista».

Secondo D’Alema, il provvedimento della giudice dimostrerebbe proprio la possibilità che un magistrato valuti autonomamente le richieste della Procura. Il ragionamento si inserisce nello scontro politico sulla riforma della giustizia, sulle garanzie processuali e sul rapporto tra potere esecutivo e magistratura.

«La politica si trasforma in una logica di polizia»

Nel suo intervento a Otto e mezzo, D’Alema ha allargato la critica alla gestione delle tensioni sociali, sostenendo che il governo tenda a leggere le proteste prevalentemente come questioni di ordine pubblico.

L’ex presidente del Consiglio ha concluso denunciando quella che considera una perdita della capacità della politica di comprendere il Paese e le ragioni del dissenso: «Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini».

Le dichiarazioni riaccendono così il confronto tra maggioranza e opposizioni sulla gestione delle manifestazioni, sull’indipendenza della magistratura e sulla riforma costituzionale della giustizia. Sul caso Siher, intanto, la decisione sulla mancata convalida del fermo resta distinta dal giudizio definitivo sulle accuse contestate al ricercatore: le responsabilità individuali dovranno essere valutate sulla base degli elementi raccolti e delle garanzie previste dalla legge.