giovedì, Settembre 17

Anna Maria Franzoni, 24 anni dopo il delitto di Cogne: cosa fa oggi, il figlio Gioele e il movente mai chiarito

A 24 anni dall’omicidio di Samuele Lorenzi, il caso di Anna Maria Franzoni continua a essere uno dei più discussi nella storia giudiziaria italiana. La tragedia avvenne il 30 gennaio 2002 nella villetta di Montroz, a Cogne, in Valle d’Aosta. Il programma televisivo “Il Caso”, condotto da Stefano Nazzi su Rai 3, ha recentemente dedicato una puntata alla vicenda che ha diviso l’opinione pubblica e occupato per anni le prime pagine dei giornali.

Il delitto di Cogne: la ricostruzione

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La mattina del 30 gennaio 2002, Anna Maria Franzoni accompagnò il figlio maggiore, Davide, alla fermata dello scuolabus, a circa 300 metri da casa. Al rientro trovò il piccolo Samuele, di soli 3 anni, gravemente ferito nel lettone matrimoniale. Il bambino presentava diciassette colpi alla testa, con tracce di sangue su cuscini, lenzuola, pareti e pavimento.

Alle 8:27 la donna chiamò il 118, sostenendo che il figlio aveva vomitato sangue e non respirava. Sul posto arrivarono la vicina di casa e il medico di famiglia, ma per il bambino non ci fu nulla da fare. Samuele morì poco prima delle 10, durante il tentativo di trasporto in sala operatoria all’ospedale di Aosta. L’arma del delitto, un oggetto contundente, non fu mai ritrovata: un mistero che ha alimentato negli anni dubbi e teorie alternative sulla dinamica dei fatti.

L’inchiesta e il processo

Le indagini si concentrarono subito sulla madre. Nel 2004 Anna Maria Franzoni fu condannata in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato. La sentenza si basava su elementi come le tracce di sangue sul pigiama e sugli zoccoli. Nel 2007, in appello, la pena fu ridotta a 16 anni per la scelta del rito abbreviato. La Cassazione confermò la condanna nel 2008.

Dopo aver scontato circa sei anni in carcere, la pena fu ulteriormente ridotta a poco più di 10 anni complessivi grazie a indulto e buona condotta. Franzoni ottenne la detenzione domiciliare nel 2014 e tornò completamente libera nel 2018.

Le ipotesi sul movente mai chiarito

A distanza di oltre vent’anni, il vero movente del delitto resta uno dei nodi irrisolti della vicenda. Alcuni esperti hanno avanzato l’ipotesi che la donna fosse affetta da uno stato crepuscolare di coscienza, una condizione psichiatrica in cui il soggetto può compiere azioni violente senza rendersene pienamente conto e senza conservarne memoria. Un’altra teoria, discussa in ambito peritale, ipotizza un episodio di irrequietezza del bambino seguito da una reazione sproporzionata della madre, in un momento di estrema fragilità emotiva. Restano comunque solo ipotesi, mai confermate in modo definitivo.

Cosa fa oggi Anna Maria Franzoni

Dopo aver saldato il debito con la giustizia, Anna Maria Franzoni, oggi 54 anni, vive insieme al marito Stefano Lorenzi e ai figli Davide e Gioele. La famiglia gestisce un agriturismo a Monteacuto Vallese, frazione di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, mantenendo un profilo lontano dai riflettori.

Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche più recenti, la coppia trascorrerebbe però anche periodi dell’anno, in particolare l’estate, proprio a Cogne, nella stessa villetta di Montroz teatro della tragedia, dove sarebbero stati notati dai vicini durante le uscite quotidiane per le commissioni. Tramite la sua avvocata, Paola Savio, Franzoni ha più volte chiesto di essere lasciata in pace e di poter lasciare alle spalle quella storia.

Il figlio Gioele e la vita privata

Nel 2003, un anno dopo il delitto, la coppia ebbe un altro figlio, Gioele. L’annuncio della gravidanza fu dato in diretta televisiva durante il Maurizio Costanzo Show, a testimonianza del clamore mediatico che il caso aveva suscitato in quegli anni. Il marito Stefano Lorenzi non ha mai messo in dubbio l’innocenza della moglie, restandole accanto in ogni fase del lungo percorso giudiziario.

La villetta di Montroz e il contenzioso con Taormina

La villetta di Montroz, ribattezzata dai media “la villetta degli orrori”, è rimasta a lungo un simbolo del delitto. Nel 2020 il tribunale di Aosta ne dispose la vendita all’asta a causa di un contenzioso con l’avvocato Carlo Taormina, legato al mancato pagamento degli onorari di difesa. Nel 2017 il Tribunale di Bologna condannò Franzoni a risarcire 275.000 euro, cifra che, con interessi e spese legali, superò i 450.000 euro.

La famiglia Lorenzi ha poi saldato il debito, evitando l’asta. Nel giugno 2021 il tribunale dichiarò estinta la procedura esecutiva, ponendo fine alla vicenda legale e permettendo alla famiglia di mantenere la proprietà.

Un caso che continua a far discutere

Il delitto di Cogne resta una pagina indelebile della cronaca italiana. La figura di Anna Maria Franzoni, il movente mai del tutto chiarito e la drammaticità dei fatti mantengono vivo l’interesse mediatico, tanto che la villetta e i protagonisti del caso continuano a essere oggetto di approfondimenti televisivi e giornalistici, oltre che di libri, canzoni e opere letterarie ispirate alla vicenda.