lunedì, Giugno 29

Sigfrido Ranucci sulle querele dei politici: “Non voglio che le ritirino, ma…”

«Io non voglio che ritirino le querele contro di me, io voglio vincere sul campo, non per assenza di giocatori». Così Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, ha commentato le numerose azioni legali intentate da esponenti politici nei suoi confronti. Le parole arrivano pochi giorni dopo il gravissimo attentato che ha colpito la sua auto e quella della figlia, distrutte da una bomba rudimentale davanti alla loro abitazione.

L’intervento di Ranucci è arrivato durante la sua partecipazione all’Assemblea dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), dove ha affrontato con toni diretti il tema delle querele bavaglio e della responsabilità dei politici nei confronti della libertà di stampa.

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“Chi querela sapendo di mentire deve pagare”

Ranucci ha risposto indirettamente alle proposte, avanzate da alcuni politici come Francesco Storace, di ritirare le querele nei suoi confronti dopo l’attentato: «Non voglio che ritirino le querele contro di me, ma vorrei che se un politico denuncia un giornalista sapendo che quello che il giornalista ha detto è vero, poi paghi. E paghi anche salato».

Il giornalista di Report ha sottolineato che la questione non riguarda solo la sua vicenda personale, ma un principio di giustizia: “Bisogna smettere di usare le querele come arma per intimidire la stampa”. Le sue parole arrivano in un momento di forte attenzione pubblica dopo l’attacco di pochi giorni fa, che ha sollevato l’indignazione del mondo politico, giornalistico e civile.

“Ho fiducia nella magistratura”

Ranucci ha poi espresso la sua posizione sullo stato della giustizia in Italia e sulla riforma in discussione promossa dal governo Meloni: «L’Associazione nazionale dei magistrati deve cominciare a ragionare in maniera meno correntizia, perché è un vizio politico quello delle correnti».

Nonostante le numerose querele ricevute – ben 220, come ha ricordato lui stesso – il conduttore ha ribadito la sua fiducia nel sistema giudiziario: «Ho grandissimo rispetto e grandissima fiducia nella magistratura come cittadino italiano, nonostante tutto. Dovrei essere quello più arrabbiato, ma credo ancora nella giustizia».

La legge sulle liti temerarie

Ranucci ha infine rilanciato la proposta di riformare la legge sulle liti temerarie, ovvero le querele presentate con intento intimidatorio verso i giornalisti: «Basterebbe approvare una legge più efficace, perché quella che c’è adesso non funziona granché».

Il conduttore di Report è da anni nel mirino di numerose figure politiche per le sue inchieste televisive, ma il recente attentato ha riacceso il dibattito sulla libertà di stampa in Italia e sui rischi che i giornalisti corrono quando indagano su temi sensibili.

Un messaggio di forza e trasparenza

Le parole di Ranucci risuonano come un messaggio di fermezza e coerenza: nessuna richiesta di protezione, ma la rivendicazione del diritto di raccontare la verità, anche a costo di pagare un prezzo personale. “Io voglio vincere sul campo”, ha ribadito. Una frase che, dopo l’attentato e le polemiche delle ultime settimane, suona come un manifesto per la libertà d’inchiesta.