La vicenda della famiglia nel bosco si arricchisce di un nuovo capitolo doloroso, che questa volta sposta l’attenzione dalle scelte di vita dei genitori al dolore concreto dei più piccoli. La piccola Bluebell, una delle tre bambine del nucleo familiare già al centro delle misure di tutela delle autorità, è stata ricoverata domenica scorsa per una crisi respiratoria. E in ospedale, accanto a lei, non c’è la mamma — ci sono le educatrici. Ai genitori è stato concesso il diritto di visita, che hanno regolarmente esercitato. Ma la quotidianità del ricovero e l’assistenza notturna sono affidate a figure istituzionali.
Il ricovero per “patologia ostruttiva”
La notizia è stata inizialmente diffusa sui social da Marina Terragni, aprendo un nuovo fronte di discussione su una vicenda già ampiamente sovraesposta. Bluebell è stata ricoverata per una patologia ostruttiva che ha causato una crisi respiratoria. La Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che ha visitato personalmente la bambina, ha precisato che il ricovero ha avuto natura precauzionale e che le dimissioni avverranno a breve. Le condizioni della piccola, al momento, sono sotto controllo.
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La mamma non può restare: solo diritto di visita

Il dato che ha scatenato la reazione dell’opinione pubblica non è tanto la diagnosi medica, quanto il contesto in cui avviene il ricovero. In ospedale Bluebell è assistita dalle educatrici, non dalla madre. I genitori possono farle visita — e lo hanno fatto — ma non possono restare al suo fianco in modo continuativo. L’assistenza notturna è affidata a figure istituzionali.
La domanda che in molti si stanno ponendo è semplice e diretta: in un momento di vulnerabilità fisica come una malattia respiratoria, l’assenza della figura materna accanto al letto d’ospedale può rappresentare una ferita che va ben oltre la patologia medica? E che si somma alle altre accumulate in mesi di allontanamento dalla famiglia?
La Garante: “Stop all’esposizione mediatica”
La Garante De Febis, nel confermare che la situazione clinica è sotto controllo, ha colto l’occasione per lanciare un duro richiamo etico: ha stigmatizzato con “amarezza” la continua esposizione mediatica dei bambini coinvolti nella vicenda, ricordando che il diritto alla riservatezza dei minori deve prevalere sulla curiosità del pubblico.