Il bambino vuole riavere i suoi giochi, le sue cose, i piccoli oggetti che rappresentano un frammento di normalità dopo un trauma devastante. Per questo motivo il pubblico ministero ha disposto la riapertura temporanea della villa di via Costantino 9 ad Anguillara Sabazia, posta sotto sequestro dopo il femminicidio di Federica Torzullo.
L’abitazione, condivisa dalla donna e dall’ex marito Claudio Carlomagno, era stata sigillata nei giorni successivi alla scomparsa della 40enne, avvenuta l’8 gennaio scorso. Il corpo della donna è stato ritrovato settimane dopo, sepolto in una buca in un terreno nei pressi di un deposito riconducibile all’uomo.
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La casa riaperta per il bambino

La decisione della Procura nasce da una richiesta semplice e profondamente umana: il figlio della coppia ha chiesto di poter riavere i suoi giochi. Un’esigenza che, secondo gli inquirenti, non può essere ignorata e che giustifica l’accesso controllato all’immobile, esclusivamente per il recupero degli effetti personali del minore.
Non si tratta di una revoca del sequestro, ma di un provvedimento mirato, adottato tenendo conto della condizione psicologica del bambino, che in poche settimane ha perso la madre ed è stato travolto da una vicenda giudiziaria di enorme impatto emotivo.
L’affidamento ai nonni materni
Nel frattempo, il Tribunale per i Minorenni ha disposto l’affidamento del bambino ai nonni materni. Una scelta che punta a garantire continuità affettiva e stabilità, riducendo al minimo ulteriori traumi.
La tutela legale è stata affidata al sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, chiamato a svolgere un ruolo di garanzia istituzionale a fianco della famiglia.
Il commento della garante per l’infanzia
Sulla decisione è intervenuta la garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, che ha espresso apprezzamento per l’orientamento adottato:
“È una scelta che va nella direzione prioritaria della tutela del superiore interesse del minore, garantendogli stabilità affettiva, continuità relazionale e un contesto familiare di riferimento, elementi essenziali per affrontare un trauma di straordinaria gravità”.
Sansoni ha sottolineato come i bambini coinvolti in casi di femminicidio siano vittime indirette, portatrici di ferite profonde e spesso invisibili, che richiedono un accompagnamento costante nel tempo.
Una rete di protezione necessaria
Secondo la garante, l’unione tra affidamento familiare e presenza istituzionale rappresenta una rete di protezione solida, capace di coniugare affetto, responsabilità e vigilanza. Un modello che restituisce centralità ai diritti del minore, anche in un contesto segnato da una violenza estrema.
L’Ufficio del Garante ha infine assicurato la piena disponibilità a seguire l’evoluzione della vicenda, collaborando con i servizi territoriali e con l’amministrazione comunale, affinché al bambino siano garantiti ascolto, supporto psicologico e il diritto a una crescita quanto più possibile serena.
In una storia segnata da dolore e perdita, la richiesta di riavere dei giochi assume un significato che va oltre gli oggetti: è il bisogno di ancorarsi a ciò che resta dell’infanzia, mentre il mondo intorno è cambiato per sempre.