martedì, Luglio 21

Femminicidio Pamela Genini, al via il processo a Milano: lo strazio della madre in aula

È iniziato a Milano, davanti alla Corte d’Assise, il processo per il femminicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa la sera del 14 ottobre 2025 nella sua abitazione di via Iglesias, nel quartiere Gorla. Una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e che ora entra nella sua fase dibattimentale.

Sul banco degli imputati c’è Gianluca Soncin, 53 anni, ex compagno della vittima, accusato di omicidio volontario aggravato. Per lui le contestazioni comprendono premeditazione, stalking, crudeltà e futili motivi: rischia l’ergastolo.

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Lo strazio della madre in aula

Il momento più toccante della prima udienza è arrivato all’ingresso dell’imputato. La madre della vittima, Una Smirnova, alla vista dell’uomo è esplosa in un pianto di rabbia, prima di essere accompagnata fuori dall’aula perché colta da malore.

Ai cronisti, al termine dell’udienza, ha spiegato di aver avuto una reazione incontrollabile. “Quello che chiedo è giustizia, giustizia per mia figlia”, ha dichiarato. Poi il ricordo commosso di Pamela, descritta come una ragazza dolcissima, che amava la famiglia e non faceva del male a nessuno.

Le decisioni sulle parti civili

Durante l’udienza la Corte si è pronunciata sulle richieste di costituzione di parte civile. Sono stati ammessi la madre, il fratello Nicola e la sorella Veronica della vittima.

È stata invece respinta la richiesta di Francesco Dolci, legato sentimentalmente a Pamela negli ultimi mesi di vita e oggi indagato in un procedimento distinto. Per i giudici, un rapporto di pochi mesi, privo di una stabile convivenza, non consente di riconoscere la legittimazione. Escluse anche due associazioni impegnate contro la violenza sulle donne. Il legale della madre, Nicodemo Gentile, si era opposto con parole nette all’ammissione di Dolci.

Niente telecamere in aula

La presidente della Corte d’Assise ha inoltre disposto l’esclusione delle telecamere dalle udienze, accogliendo la contrarietà espressa da tutte le parti. La stessa decisione era stata presa, anni fa, nel processo per il femminicidio di Giulia Tramontano.

Secondo le pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, le riprese potrebbero turbare il sereno svolgimento del dibattimento, mentre il diritto di cronaca resta garantito dalle udienze aperte al pubblico e dalla presenza dei giornalisti. Non esiste, è stato sottolineato, un diritto alla diffusione mediatica del processo.

Gli allarmi inascoltati

Uno degli aspetti più dolorosi riguarda i segnali di pericolo che, secondo l’accusa, sarebbero stati trascurati. Già oltre un anno prima del delitto la giovane temeva per la propria incolumità: un timore documentato anche da un referto ospedaliero risalente al settembre 2024, dopo un episodio di violenza.

Per il legale della madre, Pamela avrebbe potuto essere salvata, ma gli indicatori di rischio non sarebbero stati adeguatamente considerati. Soncin, secondo questa ricostruzione, sarebbe stato un uomo dominato dal possesso e dal controllo.

Una battaglia per la giustizia

Il processo si annuncia lungo e seguitissimo, non solo per la gravità dei fatti, ma anche per il valore simbolico che la vicenda ha assunto nel dibattito sulla violenza di genere.

Per la famiglia Genini, intanto, resta un solo obiettivo, ribadito con forza dalla madre davanti ai cronisti: ottenere giustizia per Pamela. Una richiesta che racchiude tutto il dolore di chi è rimasto e che accompagnerà ogni fase del dibattimento.