martedì, Agosto 11

Fiorenza Marchegiani è morta a 73 anni: fu Marta in Ricomincio da tre

È morta Fiorenza Marchegiani, l’attrice che nel 1981 fu Marta in Ricomincio da tre, il film d’esordio alla regia di Massimo Troisi. Si è spenta la mattina dell’11 agosto ad Albano Laziale, alle porte di Roma. Aveva 73 anni, compiuti da pochi giorni. Le cause del decesso non sono state rese note.

La notizia è stata confermata dall’agenzia ANSA e ha raggiunto rapidamente le Marche, la terra a cui l’attrice era rimasta legata per tutta la vita. A ricordarla pubblicamente è stata anche la sindaca di Osimo, Michela Glorio, che sui social ha parlato di una comunità orgogliosa di lei e si è stretta al dolore dei familiari.

Chi era Fiorenza Marchegiani

Nata nel 1953, Marchegiani ha vissuto a lungo nel centro storico di Osimo, in provincia di Ancona. Le cronache locali marchigiane aggiungono un dettaglio che le agenzie nazionali non riportano: le origini familiari sarebbero di Offagna, piccolo borgo poco distante, dove il padre era stato professore di Lettere e preside. Due paesi che oggi se ne contendono affettuosamente la memoria.

La sua formazione è stata quella classica: l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, la scuola che negli anni Settanta ha prodotto buona parte del teatro di ricerca italiano. Da lì il passaggio al Teatro Stabile di Genova, dove ha debuttato in produzioni come La foresta di Aleksandr Ostrovskij e I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni, entrambe firmate dalla regia di Luigi Squarzina.

Come arrivò il ruolo di Marta in Ricomincio da tre

Nel 1981 Troisi era un comico napoletano reduce dal successo televisivo della Smorfia e stava per girare il suo primo film da regista e protagonista. Scelse Marchegiani per il ruolo di Marta, la donna con cui Gaetano intreccia la relazione che tiene insieme il racconto.

Ricomincio da tre sarebbe diventato uno dei titoli più citati della commedia italiana del decennio e il passaggio decisivo nella carriera di Troisi. Per l’attrice significò l’ingresso improvviso in una popolarità nazionale che il teatro, per quanto prestigioso, non aveva potuto darle. Non fu però un trampolino verso il cinema: il grande schermo sarebbe rimasto, nella sua carriera, un episodio più che una casa. Tra le poche altre apparizioni cinematografiche, il pubblico ricorda quella accanto a Christian De Sica in Natale a New York.

Perché la televisione fu la sua vera carriera

È nella serialità che Marchegiani ha lavorato per davvero, con la continuità di chi considera la recitazione un mestiere quotidiano e non una vetrina. Dagli anni Novanta il piccolo schermo le ha restituito una popolarità diversa, più lenta e più duratura: quella dei volti che entrano nelle case tutti i giorni.

Ha interpretato Letizia Visconti in Vivere, una delle soap più seguite della televisione italiana a cavallo tra i due decenni, e Giancarla Morante in Incantesimo. Ha lavorato in I ragazzi del muretto, Elisa di Rivombrosa, Distretto di Polizia e Un amore e una vendetta. Dal 2012 al 2015 è stata Livia Monforte ne Le tre rose di Eva, e più di recente è comparsa ne I bastardi di Pizzofalcone.

È un catalogo che racconta molto di come si è costruita la fiction italiana: attori formati sui testi di Goldoni e Ostrovskij, prestati per decenni a produzioni popolari che senza quella disciplina non avrebbero avuto la stessa tenuta. Marchegiani apparteneva a quella generazione di professionisti che il pubblico riconosce senza sempre saperne il nome.

Il cordoglio delle Marche

A Osimo, dove l’attrice era una presenza familiare, il ricordo pubblico ha insistito più sulla persona che sull’artista: l’eleganza, la voce riconoscibile, le passeggiate in corso Mazzini. A Offagna il cordoglio è arrivato dall’amministrazione comunale, che ne ha rivendicato le radici e i ricordi d’infanzia legati al paese.

Restano quarant’anni di lavoro tra palcoscenico, set cinematografici e studi televisivi. E resta Marta, un personaggio di poche scene in un film del 1981 che continua a essere visto e citato: la prova che nel cinema, a volte, la durata di un ruolo non ha nulla a che vedere con il tempo che occupa sullo schermo.