Il post di Bruzzone si scaglia direttamente contro la narrazione di alcune testate giornalistiche, che avrebbero contribuito – a suo dire – a trasformare una vecchia impronta chimicamente trattata in una presunta prova sanguinosa.
“La ninidrina ha un colore rosso violaceo e si lega agli amminoacidi. È un reagente spesso usato per evidenziare impronte latenti, anche piuttosto vecchie”, spiega la criminologa, lasciando intendere che la colorazione dell’impronta sia stata fraintesa o strumentalizzata.
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La Procura prende tempo
Nel frattempo, l’impronta torna al centro del dibattito mediatico e giudiziario con la nuova inchiesta riaperta dalla Procura di Pavia, che vede proprio Andrea Sempio come unico indagato. Ma la fiducia di Roberta Bruzzone in un reale sviluppo delle indagini basato su questa traccia è praticamente nulla.
Il monito è chiaro: attenzione a come si raccontano le prove, soprattutto in un caso che ha già segnato l’opinione pubblica per quasi due decenni.