Garlasco, la famiglia Poggi rompe il silenzio
Nuove indagini, ma la famiglia frena: “Ipotesi stravaganti”
“Da casa Poggi manca solo un martello, l’attizzatoio del camino non è mai sparito”. Con queste parole l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi, interviene sui nuovi sviluppi dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Secondo alcune indiscrezioni, i carabinieri avrebbero avviato ricerche in un canale a Tromello, nel Pavese, alla ricerca di un presunto attizzatoio che, secondo una nuova pista investigativa, potrebbe essere l’arma del delitto.
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Ipotesi mai confermate: “Il martello è l’unico oggetto mancante”
La famiglia, però, smentisce seccamente: “L’attizzatoio è sempre rimasto in casa, non è mai mancato”, chiarisce Tizzoni. I consulenti tecnici delle indagini avevano già ipotizzato che Chiara potesse essere stata colpita con un oggetto contundente, forse un martello, ipotesi che resta la più accreditata alla luce delle lesioni riscontrate. Nella prossima pagina, scopriamo a che punto è la vicenda e cosa potrebbe accadere ora.
Negli anni si sono fatte molte ipotesi, a volte anche bizzarre: si è parlato di stampelle, forbici, perfino di una mazzetta da muratore. Ma nessuna arma del delitto è mai stata trovata.
La difesa: “Stravaganti suggestioni a 20 anni dai fatti”
“La famiglia Poggi è ancora una volta basita per quanto sta accadendo”, scrive in una nota l’altro avvocato della famiglia, Francesco Compagna. “Comprendiamo l’ampiezza dei poteri delle Procure in fase di indagine, ma questo non significa poter ignorare quanto emerso in un giusto processo. A distanza di quasi 20 anni – aggiunge – è inaccettabile rilanciare ipotesi stravaganti che vengono subito amplificate dai media”.
Il nuovo indagato: Andrea Sempio
Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, a 16 anni di carcere, la Procura di Pavia ha aperto un nuovo fascicolo per omicidio in concorso a carico di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. È su di lui che si concentrano ora alcune attenzioni investigative, ma la famiglia resta prudente e invita al rispetto.
“Serve più rigore e rispetto per il dolore”
“Il rispetto per le persone coinvolte in una vicenda così tragica – conclude l’avvocato Compagna – impone maggiore rigore nell’analisi dei dati e nella gestione della riservatezza. Non si può riesumare il dolore senza basi solide”. Intanto, le ricerche nel canale di Tromello proseguono, ma l’arma del delitto continua a restare un mistero irrisolto.

