venerdì, Gennaio 16

Garlasco, la difesa Poggi: «Chiara accedette ai file p**** di Stasi la sera prima di morire»

Un nuovo elemento tecnico riaccende il dibattito giudiziario sul delitto di Garlasco. La difesa della famiglia Poggi ha reso noto l’esito di un ulteriore approfondimento informatico che riguarda l’attività svolta da Chiara Poggi sul computer di Alberto Stasi la sera precedente al suo omicidio.

Secondo quanto comunicato dagli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni, legali della famiglia della vittima, l’analisi avrebbe evidenziato che Chiara accedette a una specifica cartella del pc di Stasi nella quale erano stati archiviati, suddivisi per genere, numerosi file pornografici già esaminati all’epoca delle indagini.

La nuova analisi informatica

alberto stasi chiara poggi

«La sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del pc di Alberto Stasi in cui erano stati catalogati i file pornografici», spiegano i legali in una nota. Un dettaglio che, secondo la difesa Poggi, assume rilievo anche alla luce delle ricostruzioni alternative circolate negli ultimi giorni.

In particolare, alcune ipotesi avevano sostenuto che la giovane stesse lavorando alla tesi universitaria dell’allora fidanzato. Una versione che, secondo i familiari, non troverebbe conferma nei nuovi riscontri tecnici.

L’eventuale incidente probatorio

Gli avvocati Compagna e Tizzoni sottolineano che il dato emerso potrà essere sottoposto a ulteriori verifiche formali. «Qualora la Procura di Pavia lo riterrà opportuno, questo elemento potrà essere verificato anche in contraddittorio mediante un apposito incidente probatorio», spiegano.

La parte civile, precisano i legali, non può chiedere direttamente l’incidente probatorio. Da qui l’invito alla Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, a valutare un approfondimento ufficiale, come già avvenuto in passato per altri accertamenti tecnici.

Il precedente sull’Estathé

Nella nota viene ricordato anche l’incidente probatorio sulla spazzatura rinvenuta nella villetta di via Pascoli, che aveva portato a stabilire come la bottiglietta di Estathé trovata sulla scena del delitto fosse riferibile ad Alberto Stasi.

Un passaggio che, secondo la difesa della famiglia Poggi, dimostra l’importanza di verifiche tecniche approfondite e condotte nel pieno rispetto del contraddittorio.

«Continuiamo a cercare la verità»

«Da parte nostra continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile a una ricostruzione ancora più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia», affermano Compagna e Tizzoni.

I legali respingono inoltre le accuse di voler riaprire il caso con finalità strumentali, difendendo la posizione della famiglia Poggi rispetto alle recenti polemiche mediatiche.

«Tentativi di riabilitare Stasi»

Nella parte finale della nota, la difesa della famiglia Poggi esprime una critica netta a quella che viene definita una narrazione distorta del caso. «Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove già raccolte nel processo», scrivono i legali.

Secondo quanto evidenziato, l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio, indagato per concorso, sarebbe funzionale a una richiesta di revisione della condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi.

Un’ipotesi che, per la famiglia Poggi, rischia di riaprire ferite mai rimarginate e di spostare l’attenzione da una sentenza passata in giudicato, mentre le indagini continuano a essere seguite con grande attenzione dall’opinione pubblica.

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