L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute per un avvelenamento da ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, entra in una fase decisiva. Mentre proseguono gli esami scientifici affidati agli esperti tedeschi, emergono nuovi elementi sul fronte delle testimonianze e degli accertamenti condotti dalla Procura di Larino.
Tre persone sotto la lente e nuovi testimoni

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A fare il punto della situazione è stata la trasmissione Morning News di Canale 5. Il conduttore Dario Maltese ha spiegato che gli investigatori starebbero concentrando l’attenzione su tre presunti sospettati, due donne e un uomo, pur precisando che saranno le prove scientifiche a stabilire eventuali responsabilità.
Negli ultimi giorni, negli uffici della Questura di Campobasso, sono state ascoltate diverse persone. Tra queste anche un uomo, amico del marito di Antonella, che si sarebbe presentato spontaneamente agli investigatori fornendo elementi ritenuti utili. Va ricordato, per correttezza, che al momento nessuno risulta formalmente iscritto nel registro degli indagati in relazione al duplice decesso, e che ogni valutazione sulle responsabilità resta rimessa all’autorità giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Le audizioni sui rapporti familiari
L’inviato Vincenzo Rubano ha riferito che le audizioni proseguiranno concentrandosi sui rapporti all’interno della famiglia e sui contatti mantenuti da Antonella nei mesi precedenti alla tragedia. Al centro degli approfondimenti ci sarebbero anche alcuni messaggi inviati dalla donna a un’amica, nei quali avrebbe chiesto informazioni per trovare un avvocato matrimonialista: una circostanza che, secondo gli inquirenti, potrebbe far pensare alla volontà di avviare una separazione.
Proprio quell’amica, secondo quanto riferito, risulterebbe l’unica persona al momento indagata, a piede libero, con l’ipotesi di favoreggiamento. Si tratta di una posizione tutta da verificare e da chiarire nel corso dell’inchiesta, che dovrà stabilire l’esatto ruolo di ciascuno.
Gli esami affidati agli esperti tedeschi
Sul fronte scientifico, il passaggio più rilevante riguarda le analisi affidate agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, centro di riferimento internazionale nello studio delle sostanze tossiche. Gli esperti esamineranno i campioni di sangue prelevati ai due familiari superstiti, oltre a circa 70 alimenti e numerosi contenitori sequestrati nell’abitazione, alla ricerca di eventuali tracce della tossina.
L’obiettivo è verificare la presenza di anticorpi contro la ricina e ricostruire tempi e modalità dell’avvelenamento. Gli esami sui superstiti servono anche a stabilire se anch’essi possano essere entrati in contatto con il veleno, e rappresentano quindi atti investigativi che non implicano di per sé alcuna attribuzione di responsabilità.
La pista della cena del 23 dicembre
Tra le ipotesi al vaglio resta centrale quella legata alla cena del 23 dicembre, quando a tavola erano presenti i componenti della famiglia. Gli investigatori vogliono capire se la tossina sia stata introdotta durante quel pasto e per quale ragione le conseguenze mortali abbiano colpito soltanto madre e figlia, mentre gli altri commensali non hanno riportato conseguenze fatali. Le analisi tossicologiche dovranno stabilire se tutti abbiano assunto la ricina o se le quantità ingerite siano state differenti.
L’attesa della famiglia
Nel frattempo i familiari continuano ad attendere risposte. Intervenendo in televisione, una zia di Antonella Di Ielsi ha espresso il dolore della famiglia con poche parole: “Aspettiamo la verità, e poi la giustizia”. La donna ha ricordato la nipote come una persona profondamente legata ai propri affetti.
I prossimi sviluppi
Le analisi affidate agli esperti del Robert Koch Institut, insieme al prosieguo delle audizioni, rappresentano i passaggi più importanti di questa fase. L’esito degli esami sui campioni biologici e sugli alimenti sequestrati, atteso nelle prossime settimane, potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire il percorso della ricina e verificare se esistano elementi concreti nei confronti delle persone finora ascoltate. Per il momento la Procura mantiene il massimo riserbo su un caso che continua a tenere alta l’attenzione.