Il governo revoca la scorta degli 007 agli ex presidenti del Consiglio
A partire dal 2026, gli ex presidenti del Consiglio non avranno più la scorta gestita dai Servizi segreti. La protezione sarà limitata al dispositivo predisposto e curato dal Ministero dell’Interno. A riportare la notizia è Il Foglio, con un articolo firmato da Simone Canettieri, che ha visionato una lettera ufficiale firmata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, autorità delegata alla gestione degli 007.
Chi perde la scorta dei Servizi segreti
Secondo quanto riportato, la nuova misura coinvolge diversi ex premier, tra cui Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Mario Monti, Romano Prodi e Massimo D’Alema. Altri, come Mario Draghi e Giuseppe Conte, non risultano coinvolti direttamente poiché già in possesso della sola protezione gestita dal Viminale.
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La decisione, si legge nella missiva, è stata motivata come “un atto dovuto”, derivante dall’applicazione di una circolare emanata dal governo Conte II. Nella lettera, Mantovano invita gli ex premier interessati a contattare il Ministero dell’Interno per l’avvio delle procedure previste dalla legge per la tutela delle personalità pubbliche.
Meloni manterrà il doppio dispositivo
La misura, sottolinea ancora la lettera citata da Il Foglio, non riguarderà invece l’attuale premier Giorgia Meloni, che continuerà a godere del “doppio dispositivo di sicurezza”, come previsto dalla normativa vigente per il Presidente del Consiglio in carica.
La reazione durissima di Matteo Renzi
Sulla vicenda è intervenuto duramente Matteo Renzi, che ha affidato a Facebook un lungo post polemico contro il governo:
“Oggi è accaduta una cosa molto grave. Uno scambio riservato tra il sottoscritto e il sottosegretario Mantovano è stato passato ai giornali. Informazioni sensibili sulla mia scorta sono state usate dal Governo per colpirmi politicamente. È una cosa enorme. Un abuso che dimostra come Meloni e Mantovano stiano piegando le Istituzioni a fini di parte”.
L’ex premier ha aggiunto di sentirsi costretto a pubblicare la lettera privata che aveva inviato in mattinata a Meloni e Mantovano, accusandoli di “giocare col fuoco” e definendoli “persone pericolose”.
Un caso che rischia di infiammare la politica
La scelta del governo sta generando forti tensioni istituzionali, e rischia di aprire una nuova frattura tra l’esecutivo e le opposizioni. Il tema della sicurezza personale degli ex premier – in particolare quelli più esposti o coinvolti in vicende sensibili – è da sempre considerato delicatissimo.
Il fatto che sia stato diffuso il contenuto di una corrispondenza riservata aggrava il contesto, con Renzi che accusa l’esecutivo di gestire le informazioni “con logiche da velina politica”.
Per ora da Palazzo Chigi e dal Ministero dell’Interno non arrivano repliche ufficiali, ma è probabile che la polemica sia solo all’inizio.
