L’emergenza provocata dalla frana di Niscemi e dal violento maltempo che ha colpito la Sicilia si è rapidamente trasformata in un nuovo terreno di scontro politico. Mentre sul territorio proseguono gli interventi di messa in sicurezza, l’opposizione ha aperto un fronte diretto contro il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, chiedendone le dimissioni e sollecitando un’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Le accuse dell’opposizione

Secondo le forze di centrosinistra, il disastro di Niscemi sarebbe il risultato di una gestione politica inadeguata della prevenzione e della tutela del territorio. Tra i più duri Angelo Bonelli, che ha attribuito al ministro una responsabilità politica diretta, sostenendo che la sua permanenza al governo non sarebbe più sostenibile. Alla richiesta di dimissioni si sono associati esponenti di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Italia Viva, con l’obiettivo di portare il caso in Parlamento.
Nel dibattito è tornato anche il tema del Ponte sullo Stretto, indicato dall’opposizione come simbolo di una presunta priorità sbagliata nell’allocazione delle risorse. Una lettura contestata con forza dalla maggioranza, che parla di una strumentalizzazione dell’emergenza.
La risposta del governo
Intervenendo pubblicamente, Musumeci ha respinto le accuse, chiarendo che le risorse destinate al Ponte non possono essere dirottate sull’emergenza perché vincolate da iter e capitoli di spesa differenti. “I fondi per affrontare la crisi ci sono”, ha ribadito, ricordando anche la disponibilità della Banca europea per gli investimenti ad attivare linee di credito aggiuntive se necessario.
Sulla stessa linea anche Antonio Tajani, che ha escluso qualsiasi ipotesi di taglio dei fondi infrastrutturali, e Matteo Salvini, secondo cui bloccare gli investimenti significherebbe fermare lo sviluppo senza risolvere i problemi immediati. “Non si può chiedere alla Sicilia di rinunciare sia alle opere che alle risposte all’emergenza”, ha osservato.
L’intervento dello Stato sul territorio
Nel frattempo, sul piano operativo, il governo ha annunciato il coinvolgimento delle Forze armate. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l’impiego di uomini e mezzi dell’Esercito per garantire la viabilità e i collegamenti con l’area colpita, sottolineando il ruolo della Difesa nel supporto alle emergenze civili.
L’informativa parlamentare sull’accaduto è stata fissata per il 4 febbraio. Intanto Carlo Calenda ha rilanciato la proposta di un commissariamento della Regione Sicilia, sostenendo che nuove risorse senza un cambio di gestione rischierebbero di disperdersi. Una tesi respinta dalla maggioranza, che invita a concentrarsi sulla spesa dei fondi già disponibili e sulla ricostruzione.
Tra emergenza e polemica
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha richiamato tutte le forze politiche a un atteggiamento più responsabile, criticando quella che definisce una “politicizzazione sistematica delle emergenze”. Un appello condiviso anche da Maurizio Lupi, secondo cui nelle fasi di crisi servono risposte rapide e unità istituzionale, non processi politici anticipati.
Il confronto resta acceso, ma sullo sfondo rimane la priorità della messa in sicurezza del territorio e dell’assistenza alle comunità colpite, mentre la dialettica politica continua a intrecciarsi con la gestione dell’emergenza.

















