venerdì, Novembre 6

Giudice che ha scarcerato Youssef Siher minacciata sui social: attivata la vigilanza

Dopo la comparsa di messaggi intimidatori, il presidente del Tribunale Fabio Roia ha inviato una lettera urgente alle autorità competenti. Nei confronti della magistrata è stata quindi attivata una misura di vigilanza.

La vicenda arriva dopo le polemiche seguite alla decisione di non mantenere in carcere Siher, trentenne accusato di aver ideato il gruppo Telegram e la pagina Instagram «Movimento 17 ottobre», collegati alle manifestazioni e ai disordini avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre.

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Le minacce alla giudice sui social

Secondo quanto ricostruito da Fanpage.it, sui social sono comparsi messaggi minacciosi rivolti alla gip. Tra le frasi segnalate figurano «Spero per lei che sia già sotto scorta» e riferimenti a possibili buste contenenti proiettili.

Il 30 ottobre il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha scritto al prefetto Claudio Sgaraglia, al questore Bruno Megale, alla procuratrice generale Francesca Nanni e al procuratore Marcello Viola, chiedendo un intervento urgente. In seguito, nei confronti della giudice è stata attivata la VGR, indicata nell’articolo come misura di vigilanza.

Perché la gip aveva scarcerato Youssef Siher

Siher era stato arrestato con accuse che comprendono l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche. Secondo l’impostazione investigativa, sarebbe stato l’ideatore del gruppo e della pagina social «Movimento 17 ottobre» e avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione dei disordini.

La gip Landoni ha ritenuto che non fossero presenti i presupposti per mantenere il trentenne in carcere. Nell’ordinanza ha escluso che fosse stato documentato un concreto pericolo di fuga, osservando che non risultavano abituali spostamenti all’estero. Ha inoltre considerato neutro il comportamento non collaborativo tenuto durante la perquisizione e ha precisato che i contatti con il movimento ProPal e con il Fronte della Gioventù Comunista non erano, da soli, indicativi di un rischio di fuga.

La giudice ha anche distinto le forme di protesta descritte nella chat dalle condotte violente. Nell’ordinanza, secondo quanto riportato da Fanpage.it, ha fatto riferimento ad azioni di disobbedienza civile e alla programmazione di manifestazioni settimanali, finalizzate a sensibilizzare e coinvolgere i partecipanti.

Le polemiche dopo la decisione

La scarcerazione ha provocato forti reazioni politiche. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione «vergognosa», mentre il Tribunale di Milano ha preso posizione a difesa della magistrata, contestando le critiche rivolte al suo operato.

Tra le contestazioni è stata richiamata anche la firma di Landoni sul documento «Giuristi per Gaza», interpretata da alcuni come un elemento di possibile vicinanza politica. Fanpage.it sottolinea però che lo stesso documento era stato firmato anche dalla procuratrice che aveva chiesto l’arresto di Siher.

La polemica si è così spostata dal contenuto dell’ordinanza alla persona della giudice, fino alla comparsa delle minacce sui social. L’attivazione della vigilanza rappresenta una risposta sul piano della sicurezza, mentre la decisione sulla scarcerazione resta una valutazione giudiziaria da discutere nelle sedi previste dal diritto, non attraverso intimidazioni personali.