Una dichiarazione rilasciata a un’emittente locale ha acceso la polemica attorno a Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, in visita a Verona per un’iniziativa politica. Intervistata sulla città, Salis ha ammesso di non conoscere a fondo la politica locale, una frase che gli avversari politici hanno subito contestato, ricordando peraltro come Verona sia amministrata dal centrosinistra.
La visita a Verona

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Salis si trovava in città per la campagna di tesseramento di Sinistra Italiana e per partecipare a un festival, portando quello che ha definito il proprio “sostegno antifascista” e la condanna verso quelle che ha descritto come “ronde squadriste” presenti in città. Un intervento, dunque, incentrato sui temi dell’antifascismo e della sicurezza, cavalli di battaglia della sua parte politica.
La frase che ha scatenato la polemica
Il caso è nato durante un’intervista all’emittente locale Telenuovo. Alla domanda su quale giudizio desse dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Damiano Tommasi, Salis ha risposto: “Guardi, non ho seguito così a fondo la politica locale. Sono stata eletta al Nord-Ovest, per cui non mi sento di esprimermi sulla città”.
Un’ammissione che ha fatto discutere per una ragione precisa: il sindaco Tommasi è espressione del centrosinistra, la stessa area politica di Salis. Da qui l’accusa degli avversari, secondo cui l’europarlamentare sarebbe arrivata a criticare la situazione della città senza conoscerne l’amministrazione, per di più affidata a una giunta non di destra. Sulla sicurezza, Salis ha definito Verona “una città come tante altre”, in cui però si verificherebbero “ronde messe in atto da esponenti dell’estrema destra”.
L’attacco del centrodestra
Le dichiarazioni hanno provocato la reazione degli esponenti locali di centrodestra. “È paradossale che un’eurodeputata venga a dare lezioni di antifascismo in una città amministrata dal centrosinistra”, ha dichiarato l’europarlamentare Daniele Polato. “Ancora più incredibile è che la stessa Salis ammetta di non conoscere l’operato del sindaco Tommasi e dell’amministrazione che l’ha invitata”.
Polato ha parlato di “operazione di propaganda” e ha rivolto una critica anche alla maggioranza che governa Verona, rea a suo dire di aver favorito l’iniziativa: “Chi amministra dovrebbe difendere l’immagine della città e agire per la sicurezza dei cittadini, non prestarsi a operazioni di propaganda”.
Il tema di fondo: sicurezza e “ronde”
Al di là del botta e risposta, la vicenda tocca un tema concreto e dibattuto, quello della sicurezza urbana. La lettura di Salis, che collega il fenomeno delle ronde all’estrema destra, si contrappone a quella di chi sottolinea come spesso tali iniziative nascano dall’esasperazione di comuni cittadini preoccupati per il degrado e la microcriminalità nei quartieri. Due interpretazioni distanti di uno stesso fenomeno, che riflettono la più ampia contrapposizione politica tra i due schieramenti sul tema della sicurezza.
Una polemica che si inserisce in un clima teso
L’episodio veronese si aggiunge alla lunga serie di occasioni in cui la figura di Salis, sin dalla sua elezione, divide profondamente l’opinione pubblica. Per i sostenitori, la sua è una voce coraggiosa a difesa di valori antifascisti; per i critici, un simbolo di una sinistra più attenta alle battaglie ideologiche che ai problemi concreti dei territori. La gaffe sull’amministrazione veronese, in questo quadro, è diventata rapidamente un nuovo terreno di scontro, con la destra pronta a rilanciarla e la sinistra a difendere le ragioni dell’iniziativa. Un copione ormai ricorrente, che conferma quanto la parlamentare resti una delle figure più polarizzanti del dibattito politico italiano.