Visintin rompe il silenzio: «Non ricordo tutto di quella mattina»
«Gli inquirenti sono stati parecchie volte a casa mia, non solo il giorno della perquisizione». Così Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, ha ripercorso le ore della scomparsa della moglie, intervenendo a Quarto Grado. Dopo giorni di silenzio, Visintin ha deciso di raccontare la sua versione.
Leggi anche:Roccella, proseguono le ricerche del marito nel lago di Vico: l’ipotesi dello shock termico
Leggi anche:Roccella, il marito Giuseppe Cavallari disperso nel lago di Vico
Leggi anche:Roccella, disperso nel lago il marito: si è tuffato e non è più riemerso. Ricerche in corso
«La sera in cui sono stato iscritto al registro degli indagati – ha detto – sono venuti quasi in forma mirata. Non so cosa abbiano portato via da casa, non ho letto il verbale: l’ho dato direttamente al mio avvocato».
I coltelli sequestrati e l’alibi della pescheria
Secondo Visintin, i coltelli sequestrati erano inutilizzati e riposti in scatoloni: «Non è possibile che li abbia riaffilati dopo la morte di Lilly, non li usavo più».
Quanto all’alibi della mattina della scomparsa, Sebastiano ha ribadito di essere uscito per consegnare coltelli e testare una nuova GoPro. Sull’assenza di riscontri in pescheria, ha spiegato: «Mi bastava che il supermercato fosse aperto per lasciare i coltelli. Posso anche non ricordare tutto».
Il maglione giallo e il confronto con Sterpin
Uno degli elementi più discussi riguarda un maglione giallo sequestrato dagli inquirenti: frammenti di stoffa simili erano stati trovati sul corpo di Liliana. Visintin ha però precisato: «Quel maglione era molto comune a Trieste. Anche Claudio Sterpin, l’amico di mia moglie, ne aveva uno identico».
Il desiderio di cremare Liliana
Alla fine dell’intervista, Sebastiano Visintin ha espresso un desiderio commovente: «Vorrei cremare i resti di Lilly per poterli avere con me».

