Dieci ore di interrogatorio, pressione costante e nessuna risposta definitiva. È da qui che riparte una delle indagini più inquietanti degli ultimi mesi, quella sulla morte di una madre e della figlia, colpite da una sostanza tra le più letali conosciute. Un caso che continua a complicarsi e che, invece di chiarirsi, apre nuovi scenari sempre più delicati.
Un caso che diventa sempre più oscuro

Tutto nasce da una tragedia consumata in ambito domestico, un contesto che inizialmente poteva far pensare a una fatalità. Ma gli accertamenti hanno cambiato completamente la prospettiva: nei campioni analizzati è stata rilevata la presenza di ricina, una tossina altamente pericolosa e difficile da reperire. Un elemento che ha immediatamente spinto gli investigatori verso l’ipotesi di un gesto volontario.
Da quel momento, ogni dettaglio ha assunto un peso diverso. Le indagini si sono concentrate sulla ricostruzione delle ultime ore di vita delle vittime, sui rapporti familiari e su eventuali segnali che potessero spiegare quanto accaduto.
L’interrogatorio fiume in Questura
Il punto di svolta arriva con l’audizione del padre e della figlia sopravvissuta, ascoltati per oltre dieci ore consecutive. Un interrogatorio lungo, iniziato al mattino e concluso solo in tarda serata, costruito su domande dettagliate e verifiche incrociate.
Le loro versioni risultano coerenti, senza contraddizioni evidenti. Eppure, per chi indaga, questo non basta. Perché il nodo centrale resta ancora senza risposta: come è arrivata la ricina in quella casa?
Ed è proprio da questo punto che l’indagine prende una nuova direzione.