Con l’ondata di caldo record che sta stringendo l’Italia, in molti cercano refrigerio al mare. Ma un’osservazione del climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, spiega perché la spiaggia d’estate rinfreschi sempre meno di quanto si creda. La sua sintesi, apparentemente paradossale, è netta: “Sarebbe meglio non andare al mare d’estate, e andarci a maggio e giugno”.
Non è un invito a rinunciare alle vacanze, ma una riflessione sul modo in cui il riscaldamento del Mediterraneo sta cambiando anche la percezione del refrigerio in riva al mare.
Leggi anche:Allarme meteo, non solo caldo record: “Tra poche ore si abbatterà sulla Terra”
Leggi anche:Caldo record, oggi 27 città da bollino rosso: non era mai successo. Allerta fino a Ferragosto
Leggi anche:Meteo, quando finisce il caldo: Giuliacci annuncia l’addio all’anticiclone africano
Il mare come “gigantesco volano termico”

Intervistato dal Fatto Quotidiano, Mercalli ha spiegato un fenomeno spesso ignorato. L’idea di raggiungere la costa per trovare aria più fresca rispetto alla città, ha osservato, non sempre funziona come ci si aspetta.
Il motivo sta nella natura stessa del mare, definito dal climatologo un “gigantesco volano termico”: una massa d’acqua che impiega molto tempo a scaldarsi, ma che una volta raggiunta una certa temperatura la mantiene per mesi. Un meccanismo di inerzia termica che, nella stagione calda, gioca a sfavore di chi cerca sollievo.
Perché d’estate la costa non rinfresca
La conseguenza diretta è che, quando le acque si surriscaldano, l’effetto rinfrescante viene meno anche sulla terraferma. “Se il mare arriva a 30 gradi, le minime nelle zone costiere sono elevatissime”, ha spiegato Mercalli.
In altre parole, il mare caldo non solo non abbassa la temperatura percepita in spiaggia, ma contribuisce a mantenere alte le temperature notturne lungo la costa, riducendo quel sollievo che tradizionalmente si associa alle località balneari. Ed è per questo che, secondo il climatologo, le acque risultano più fresche e realmente rigeneranti nei mesi di maggio e giugno, quando conservano ancora l’effetto dell’inverno appena trascorso.
Il Mediterraneo sempre più caldo
L’osservazione di Mercalli si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante: quello del progressivo surriscaldamento del Mar Mediterraneo, che negli ultimi anni ha registrato temperature superficiali sempre più elevate e per periodi sempre più lunghi. Un mare più caldo non incide soltanto sul comfort di chi va in spiaggia, ma accumula energia che può alimentare fenomeni meteorologici estremi.
È il caso della cosiddetta “goccia fredda”, il fenomeno che può generare piogge violente e improvvise quando l’aria fredda in quota incontra masse d’acqua particolarmente calde: un rischio che diversi esperti collegano proprio all’accumulo di calore nel Mediterraneo.
Cosa si può fare contro il caldo
Nel corso dell’intervista Mercalli non si è limitato alla diagnosi, ma ha voluto lasciare uno spiraglio. “Non è vero che non possiamo più fare niente”, ha sottolineato, pur con un avvertimento severo: il clima, ha spiegato, resterà compromesso per molto tempo, ma è ancora possibile evitare che l’aumento delle temperature raggiunga livelli pericolosi per la specie umana.
Tra gli interventi possibili il climatologo ha citato, a titolo di esempio, la piantumazione di alberi nelle città, precisando però che da sola non è una soluzione risolutiva: un maggiore verde urbano contribuirebbe ad abbassare le temperature cittadine solo di un paio di gradi. Un contributo utile, insomma, ma da inserire in una strategia più ampia di adattamento e riduzione delle emissioni.
Come proteggersi durante le ondate di calore
In attesa che le temperature calino, restano valide le raccomandazioni delle autorità sanitarie per affrontare le giornate più roventi: evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali, indicativamente tra le 11 e le 18, bere molta acqua senza aspettare lo stimolo della sete, preferire pasti leggeri e ridurre l’attività fisica all’aperto. Attenzione particolare va rivolta agli anziani, ai bambini e alle persone con patologie croniche, i soggetti più vulnerabili agli effetti del caldo estremo.