Un discorso intenso, carico di significato storico e di richiami all’attualità. In occasione della celebrazione del Giorno della Memoria 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato dal Palazzo del Quirinale un intervento che ha unito il ricordo della Shoah a un severo avvertimento sul presente.
Un messaggio netto, che ha ribadito come antisemitismo, razzismo e odio non appartengano solo al passato, ma rappresentino ancora oggi una minaccia concreta per la democrazia europea.
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Il ricordo delle vittime e il dovere della memoria
Nel suo intervento, Mattarella ha ricordato i sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti, insieme a rom e sinti, omosessuali, dissidenti politici, disabili e appartenenti a minoranze religiose. Un sistema di morte pianificato nei minimi dettagli, definito dal Capo dello Stato come il frutto di una grande menzogna ideologica: quella della superiorità razziale.
Il Presidente ha sottolineato come la Shoah non sia stata un’esplosione improvvisa di violenza, ma il risultato di un progetto costruito nel tempo, reso possibile anche dall’indifferenza, dall’opportunismo e dalla complicità di ampi settori della società.
La solidarietà a Liliana Segre e la condanna dell’odio
Uno dei passaggi più forti del discorso è stato dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre. Mattarella ha espresso a suo nome e a nome della Repubblica solidarietà, stima e affetto nei confronti della sopravvissuta ad Auschwitz, bersaglio negli ultimi anni di insulti e minacce.
Attacchi definiti senza mezzi termini «colmi di volgarità e imbecillità», parole che non ne attenuano la gravità ma che, al contrario, rendono evidente la pericolosità del loro diffondersi. Il Presidente ha ricordato che antisemitismo e razzismo sono reati e richiedono un’azione rigorosa da parte delle autorità, anche a livello europeo.
Il ruolo dell’Italia e le responsabilità storiche
Mattarella ha richiamato anche le responsabilità dell’Italia fascista, dalle leggi razziali alla deportazione dei cittadini ebrei italiani, ricordando come parte della popolazione e delle istituzioni abbia collaborato attivamente con il sistema nazista.
Un richiamo che non vuole essere solo commemorativo, ma che serve a evitare semplificazioni e autoassoluzioni. «Limitarsi al ricordo – ha sottolineato – sarebbe un errore». La memoria deve tradursi in vigilanza civile.
La Repubblica nata contro l’odio
Nel giorno in cui si celebrano anche gli ottant’anni della Repubblica Italiana, il Capo dello Stato ha ribadito il legame profondo tra la nascita della Costituzione e il rifiuto delle ideologie razziste e totalitarie.
La Repubblica, ha ricordato Mattarella, è fondata sulla dignità inviolabile della persona, sulla fratellanza, sul rispetto e sulla convivenza. Valori che si oppongono radicalmente a ogni forma di discriminazione e sopraffazione.
Un monito per il presente e per il futuro
Il discorso si è concluso con un messaggio chiaro: la memoria della Shoah non è solo un dovere storico, ma un impegno civile attuale. L’indifferenza, la paura e la complicità possono ancora oggi aprire la strada a nuove forme di barbarie.
Ricordare significa quindi difendere ogni giorno la democrazia, la libertà e la dignità umana. Un compito che riguarda le istituzioni, ma anche ogni cittadino.