domenica, Luglio 5

“Meloni non conta nulla”. Polemica choc in studio, la reazione di Giovanni Floris

“Meloni non conta nulla”. Scintille a DiMartedì, botta e risposta infuocato, Floris spiazzato

Durante l’ultima puntata del programma DiMartedì, trasmesso su La7 e condotto da Giovanni Floris, il pubblico ha assistito a un acceso confronto tra due protagonisti molto diversi ma entrambi abituati al centro della scena: Alessandro Di Battista, ex esponente di punta del Movimento 5 Stelle, e Alan Friedman, giornalista e scrittore americano spesso ospite nei dibattiti italiani sulla politica internazionale.

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L’argomento centrale della serata era, ancora una volta, la guerra in Ucraina, ma il confronto ha rapidamente deviato verso un attacco alle istituzioni europee, alla politica estera occidentale e, soprattutto, alla leadership della premier Giorgia Meloni. Il tutto si è trasformato in un vero e proprio scontro verbale carico di tensione, culminato in un’affermazione che ha fatto discutere: “Meloni non conta nulla”.

Le accuse di Di Battista: “La vera partita la giocano Putin, Xi e Trump”

A prendere per primo la parola con toni perentori è stato Alessandro Di Battista, che ha puntato il dito contro la politica estera italiana ed europea, accusandola di avere un ruolo marginale e puramente scenografico nel grande scacchiere internazionale. “Meloni deve recitare il suo copione – ha affermato – deve proclamare fedeltà assoluta all’Ucraina, ma nei fatti prende le distanze. Non è nemmeno andata al summit dei cosiddetti ‘volenterosi’, quella passerella di politici ormai senza peso. Ma la verità è che non conta nulla. Oggi i veri giocatori sono Putin, Xi Jinping e, forse, Trump”.

Di Battista ha dipinto un quadro disilluso, sostenendo che l’Europa sia priva di una guida autorevole come fu Angela Merkel, e che le sue manovre diplomatiche siano risultate inefficaci. “Il conflitto si poteva evitare – ha aggiunto – se solo ci fosse stata una figura con carisma e autorevolezza. Ma l’UE si è dimostrata ancora una volta debole”.

“La Russia è più forte di prima”: un’opinione che divide

Nel suo intervento, Di Battista ha espresso un’opinione contraria alla narrazione dominante nei media occidentali: secondo lui, la Russia non è stata affatto piegata dalle sanzioni economiche imposte da Stati Uniti e Unione Europea. Anzi, sostiene che Mosca sia riuscita a consolidare il proprio potere, mantenendo il controllo su zone strategiche dell’Ucraina e rafforzando alleanze globali.

“Putin è ancora lì, più forte che mai – ha detto con tono polemico – nonostante tutte le vostre previsioni: che fosse malato, che il rublo fosse al collasso, che l’esercito russo fosse a un passo dalla sconfitta. Eppure eccoci qui: Putin tiene in scacco l’Occidente”.

Le sue parole hanno suscitato reazioni contrastanti nello studio e tra i telespettatori, con molti che hanno accusato Di Battista di essere indulgente verso il Cremlino, mentre altri hanno condiviso la sua critica alla politica estera occidentale.

Friedman replica con durezza: “Putin è il solo a non volere la pace”

Alan Friedman non ha perso tempo nel controbattere alle affermazioni dell’ex pentastellato. Il giornalista statunitense ha liquidato il discorso di Di Battista come “ideologia vuota”, priva di realismo. Ha ribadito con forza che l’unico vero ostacolo alla pace è proprio il presidente russo.

“Trump aveva proposto un incontro a Istanbul – ha ricordato Friedman – e Zelensky aveva dato la sua disponibilità. È stato Putin a rifiutare. Se c’è qualcuno che non vuole la pace, è lui. Potrebbe fermare tutto in un attimo, ma non lo fa”.

Friedman ha insistito sul fatto che la guerra in Ucraina non è il risultato di un fallimento occidentale, bensì della determinazione di un regime autoritario a espandere la propria influenza a qualunque costo. “Putin – ha aggiunto – non cerca una soluzione negoziale, ma il dominio. E chi non lo capisce, o finge di non capirlo, si rende complice del suo disegno”.

Il sarcasmo di Di Battista: “Complimenti, avete fallito”

Il clima in studio si è fatto ancora più incandescente quando Di Battista ha risposto con tono sarcastico agli argomenti del suo interlocutore. “Per anni avete raccontato che Putin era sull’orlo del tracollo – ha detto rivolgendosi a Friedman e, indirettamente, ai media occidentali – e invece eccoci qui, con tutto il potere nelle sue mani. Complimenti. E poi accusate gli altri di demagogia? Il fallimento è vostro”.

Queste parole hanno generato sconcerto e qualche imbarazzo, incluso quello di Giovanni Floris, che ha cercato di riportare il confronto su binari più pacati, pur lasciando che i due protagonisti esprimessero liberamente le proprie posizioni.

Un dibattito senza sintesi: la guerra come specchio delle divisioni occidentali

Il duello verbale tra Di Battista e Friedman ha rappresentato molto più di una semplice disputa televisiva. Ha mostrato chiaramente come la guerra in Ucraina sia diventata il simbolo di profonde fratture all’interno del dibattito pubblico, sia in Italia che a livello europeo.

Da un lato, c’è chi considera l’intervento russo un’aggressione inaccettabile, da contrastare con fermezza anche a costo di sacrifici economici. Dall’altro, ci sono voci – come quella di Di Battista – che vedono nell’intera vicenda una serie di errori strategici dell’Occidente, incapace di prevenire il conflitto e oggi relegato al ruolo di spettatore.

Nonostante la vivacità del confronto, l’episodio si è concluso senza alcuna riconciliazione tra le due posizioni. Entrambi gli ospiti sono rimasti fermi sulle proprie convinzioni, alimentando una discussione che continuerà ben oltre lo studio televisivo.

La reazione di Floris: tra sorpresa e diplomazia

Il conduttore Giovanni Floris si è trovato in una posizione delicata, cercando di fare da moderatore senza intervenire in modo troppo diretto. Tuttavia, il volto del giornalista tradiva sorpresa, soprattutto quando Di Battista ha pronunciato la frase “Meloni non conta nulla”, un attacco frontale che ha messo in discussione il ruolo stesso della premier italiana nel panorama internazionale.

Floris ha lasciato che le posizioni si scontrassero, consapevole che lo scopo del programma è proprio quello di dare voce a opinioni diverse. Tuttavia, la puntata resterà impressa come una delle più esplosive della stagione, in cui le tensioni geopolitiche sono diventate uno specchio delle fragilità politiche italiane ed europee.