giovedì, Luglio 2

Omicidio Riccardo Claris, cos’è successo veramente

Tragedia a Bergamo: Riccardo Claris ucciso con una coltellata dopo una lite tra tifosi

Una semplice serata tra amici si è trasformata in una tragedia nel cuore di Bergamo. Riccardo Claris, 26 anni, è stato ucciso con una coltellata alla schiena nella notte tra il 3 e il 4 maggio. Il movente, apparentemente banale, ruota attorno a cori da stadio e sfottò calcistici. L’unico indagato per l’omicidio è Jacopo De Simone, 19 anni, incensurato e tifoso dell’Inter. La vicenda ha scosso l’intera comunità bergamasca e acceso i riflettori su un problema sempre più presente: la violenza legata al tifo.

Una serata come tante finita in tragedia

Tutto ha avuto inizio al Reef Café, locale di Borgo Santa Caterina molto frequentato da giovani del posto. Dopo la fine della partita tra Inter e Verona, Jacopo De Simone avrebbe intonato alcuni cori a favore della squadra milanese, probabilmente per festeggiare la vittoria appena ottenuta dai nerazzurri. Questi cori, però, non sono stati ben accolti da alcuni tifosi atalantini presenti nel bar. Sarebbe seguita una discussione, inizialmente verbale, incentrata sull’appartenenza calcistica e su rivalità da stadio che spesso sfociano in toni accesi.

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Secondo alcune testimonianze, al coro pro-Inter qualcuno avrebbe replicato con un secco: «Qui si tifa Atalanta». Ne è nato un battibecco, condito forse da qualche spintone, ma apparentemente destinato a finire lì. I due gruppi si sarebbero separati poco dopo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quell’incontro avrebbe portato alla morte di un ragazzo di 26 anni.

L’inseguimento e l’agguato sotto casa

Dopo la discussione al bar, Jacopo De Simone, accompagnato dal fratello gemello, dalla fidanzata di quest’ultimo e da due amici, si è avviato verso la propria abitazione in via dei Ghirardelli, una strada residenziale non lontana dal Gewiss Stadium. Tuttavia, il gruppo di tifosi rivali, formato da un numero maggiore di persone, avrebbe deciso di seguirli.

Alcuni testimoni raccontano che, mentre percorrevano le vie del quartiere, alcuni giovani cercavano “la casa dell’interista”. Il clima si era evidentemente surriscaldato e, forse per paura o per impulsività, De Simone è salito nel suo appartamento e ha preso un coltello da cucina, in ceramica, con una lama lunga circa 20 centimetri. Pochi istanti dopo, è tornato in strada armato.

L’accoltellamento fatale

Quando Jacopo De Simone si è trovato faccia a faccia con il gruppo rivale, ha estratto l’arma e ha colpito Riccardo Claris con una sola, violenta coltellata alla schiena, precisamente sotto la scapola sinistra. Il colpo è stato talmente potente da spezzare la lama. Riccardo si è accasciato al suolo. I soccorritori del 118 sono arrivati rapidamente e hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma per il giovane non c’è stato nulla da fare.

Il ragazzo, laureato in Economia e Commercio e da gennaio consulente finanziario a Milano, è morto in strada. Una giovane vita spezzata in un contesto di violenza assurda e, secondo molti, evitabile.

Una vittima scelta a caso?

Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Guido Schininà, stanno cercando di ricostruire nel dettaglio l’esatta dinamica dei fatti. Un aspetto ancora da chiarire riguarda la reale motivazione dietro la scelta della vittima. Secondo gli investigatori, Claris potrebbe non essere stato l’obiettivo specifico, ma si sarebbe trovato semplicemente in prima fila tra i presenti al momento dell’aggressione.

Jacopo De Simone ha dichiarato di essere intervenuto per difendere il fratello, ma questa versione è messa in dubbio da alcune incongruenze. Nessuno, infatti, tra i suoi familiari e amici risulta ferito o coinvolto fisicamente in un’aggressione. Anzi, pare che né il gemello né la fidanzata fossero presenti al momento del fatto. Arriveranno sulla scena solo in un secondo momento.

Le prove ritrovate sulla scena del crimine

I carabinieri, giunti rapidamente sul luogo dell’aggressione, hanno trovato sia la lama spezzata del coltello che il manico, abbandonati accanto a una pozza di sangue. C’erano anche i resti di un elettrocardiogramma, usato dai soccorritori durante i disperati tentativi di rianimazione. Jacopo De Simone, con le mani ferite e sporche di sangue, si trovava ancora lì.

Sarebbe stata la madre a convincerlo a scendere in strada e a costituirsi. Ai militari avrebbe subito confessato di essere stato lui a colpire Riccardo. Ora si trova detenuto nel carcere di Brescia, in attesa dell’interrogatorio di convalida che sarà fissato nei prossimi giorni.

La comunità in lutto

Riccardo Claris era una figura conosciuta nel quartiere e molto apprezzata nell’ambiente sportivo locale. Aveva giocato a calcio, iniziando nelle giovanili dell’Albinoleffe e arrivando a militare nella Gavarnese, squadra bergamasca dell’Eccellenza. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo tranquillo, lontano da ambienti violenti e risse.

«Non era il tipo da mettersi nei guai», hanno dichiarato alcuni familiari. «Quella sera stava dormendo, è sceso solo perché la compagna lo ha chiamato». Un gesto semplice, che gli è costato la vita.

La madre e la sorella, nella casa di famiglia a Borgo Santa Caterina, sono distrutte dal dolore. La sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, ha espresso pubblicamente vicinanza alla famiglia e ha lanciato un appello alla responsabilità collettiva: «Non possiamo più permettere che una rivalità calcistica degeneri in tragedia. È nostro dovere agire per prevenire episodi simili».

Il cordoglio della tifoseria atalantina

Anche il mondo del tifo nerazzurro bergamasco ha voluto ricordare Riccardo. Durante la partita disputata a Monza, la Curva Nord dell’Atalanta ha esposto uno striscione dedicato al giovane: “Claris ovunque con noi”. Un gesto simbolico, ma importante, che testimonia quanto fosse amato.

Nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia sul corpo della vittima presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII. Intanto, l’intera città resta in attesa di risposte, mentre si moltiplicano gli appelli contro la violenza, specialmente quella legata al mondo del calcio.