Papa Francesco, “perché era senza abito”
Leggi anche:Oroscopo Branko, Settimana dal 2 all’8 Febbraio 2026
Leggi anche:“Francesco non lo avrebbe mai fatto”. Bufera su Papa Leone, una foto e scoppia la polemica
Leggi anche:Papa Francesco, il comunicato della Questura sul presunto complotto di Trieste
L’apparizione di Papa Francesco con un poncho a righe e pantaloni neri in Basilica di San Pietro ha sorpreso tutti, rompendo ancora una volta le aspettative legate all’immagine tradizionale del Pontefice. Senza la consueta talare bianca né lo zucchetto, il Santo Padre ha lasciato di stucco persino le restauratrici al lavoro sui sepolcri monumentali di Paolo III e Urbano VIII, e perfino i bambini presenti hanno faticato a riconoscerlo.
Questo episodio, apparentemente marginale, ha riportato alla memoria altre situazioni in cui i pontefici si sono mostrati al di fuori del consueto abbigliamento liturgico, dando prova di semplicità, spontaneità e – perché no – anche umanità. Ma sebbene la scelta di Francesco abbia colpito per la sua singolarità, non è certo la prima volta che un Papa rompe il rigido protocollo del vestiario vaticano.
Papa Francesco: il Papa del cambiamento, anche nel look
Sin dal suo primo affaccio al balcone della Basilica di San Pietro, il 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio ha mostrato un atteggiamento distante dal formalismo tradizionale. Rinunciò subito alla mozzetta rossa e alla stola, preferendo una presenza più sobria e semplice. Tuttavia, pur mantenendo uno stile sobrio, non si era mai fatto vedere senza la classica talare bianca e lo zucchetto.
L’episodio del poncho rappresenta quindi un ulteriore passo nella direzione dell’autenticità, una scelta che – per quanto curiosa – sembra perfettamente coerente con la figura di Francesco: un Papa vicino alla gente, poco incline alla pompa e molto attento al linguaggio dei gesti.
Giovanni Paolo II: il Papa sportivo con la tuta da sci
Molto prima di Bergoglio, anche Giovanni Paolo II aveva sorpreso il mondo con apparizioni “fuori ordinanza”. Karol Wojtyła era un appassionato di sport, in particolare dello sci. Aveva praticato quest’attività fin da giovane, sui monti Tatra in Polonia, e continuò anche dopo essere diventato Papa.
Durante il Concilio Vaticano II, negli anni Sessanta, frequentava il Terminillo, la montagna dei romani. Anche da Pontefice, non volle rinunciare alla sua passione e nel 1984 fece una celebre gita sull’Adamello insieme all’allora presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini. Le foto che immortalano il Papa con scarponi da sci rossi, tuta blu, occhiali da sole e cappello di lana fecero il giro del mondo.
Non mancarono le critiche da parte di alcuni ambienti ecclesiastici più conservatori, che mal digerivano l’immagine di un Pontefice in tenuta da sci, intento a divertirsi sulle piste. Tuttavia, Giovanni Paolo II proseguì le sue sciate in incognito, soprattutto sul Gran Sasso, fino al 1994, anno in cui si fratturò il femore destro.
In piscina a Castel Gandolfo: il Papa in costume
Oltre allo sci, Giovanni Paolo II amava anche il nuoto. A Castel Gandolfo, nella residenza estiva papale, fu costruita una piscina per consentirgli di nuotare in tranquillità. Nonostante la riservatezza della sua figura, furono scattate alcune fotografie che lo ritraevano in costume da bagno e cuffia mentre si allenava.
A scattare le foto fu la giornalista Roberta Hidalgo insieme ad altri tre colleghi. Una volta informato della loro esistenza, Giovanni Paolo II diede il suo benestare alla pubblicazione. Tuttavia, la vicenda prese contorni da thriller, con coinvolgimenti inattesi, tra cui quello della loggia massonica P2. Un caso che aggiunse ulteriore mistero a un Papa che, pur molto visibile, aveva anche lati decisamente inediti.
Benedetto XVI e il celebre maglione nero
Un’altra apparizione insolita nella storia recente della Chiesa è quella di Papa Benedetto XVI, il 19 aprile 2005, giorno della sua elezione. Quando si affacciò per la prima volta dalla loggia della Basilica Vaticana, molti notarono un dettaglio apparentemente banale ma che divenne iconico: sotto le vesti pontificie spuntavano le maniche di un maglione nero.
Quel particolare attirò l’attenzione dei media e dei fedeli, diventando una delle immagini simbolo del suo pontificato. Monsignor Georg Gänswein, segretario personale di Ratzinger, ha raccontato in seguito che tentò di avvisare i cerimonieri affinché togliessero quel maglione al neo-eletto Papa. Tuttavia, nel caos delle prime ore post-elezione, l’allora maestro delle cerimonie Piero Marini se ne dimenticò. E così, il maglione nero finì per diventare un simbolo della sobrietà e della naturalezza di Benedetto XVI.
Pio IX: il Papa re in abiti civili durante la fuga
Tornando ancora più indietro nel tempo, troviamo un altro episodio significativo. Nel 1848, Pio IX – l’ultimo Papa re – si trovò costretto a fuggire da Roma a causa dei moti rivoluzionari che avrebbero portato alla proclamazione della Repubblica Romana. Dopo l’assassinio del suo primo ministro, Pellegrino Rossi, e con la città in fermento, Pio IX decise di lasciare il Quirinale.
Per non essere riconosciuto, si tolse la veste bianca, il camauro e le pantofole rosse con croci ricamate, indossando una semplice talare nera da sacerdote. Salì su una carrozza della contessa Teresa Giraud Spaur e partì verso Gaeta, passando da Albano Laziale. In quel momento, Mastai Ferretti divenne un Papa in fuga, ma anche un uomo che sapeva adattarsi alle circostanze per salvaguardare la propria vita e il ruolo spirituale.
La normalità sotto la talare
Secondo lo storico Alberto Melloni, non era raro che Pio IX si vestisse da prete comune per uscire dal Quirinale e prendersi un caffè in piazza Venezia. Nonostante fosse l’autorità religiosa più importante del mondo cattolico, il Papa manteneva un legame diretto con la realtà quotidiana, incarnando un’idea di sacralità vissuta nella semplicità.
In fondo, la talare ha un significato profondo: come scriveva Gogol nelle sue “Lettere spirituali e familiari”, essa ha valore proprio perché richiama l’abbigliamento di Gesù stesso. Tuttavia, non è l’abito che fa il Papa, ma il cuore con cui esercita il proprio ministero.
