mercoledì, Ottobre 28

Pensioni, nuova Quota 100: uscita a 64 anni con 36 di contributi e possibili tagli

Una nuova forma di flessibilità per andare in pensione potrebbe entrare nel dibattito sulla prossima Legge di Bilancio. Il governo starebbe lavorando a una misura che consentirebbe di lasciare il lavoro a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi, ampliando le possibilità di uscita anticipata anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.

La proposta è sostenuta dalla Lega e punta a introdurre un meccanismo che richiama la precedente Quota 100, ma con requisiti differenti. Al momento, tuttavia, non si tratta di una misura già approvata: le regole dovrebbero essere definite nel corso del prossimo anno.

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Secondo le informazioni riportate dalla stampa, nella Legge di Bilancio sarebbe previsto un fondo da 900 milioni di euro destinato alla flessibilità in uscita. Le risorse disponibili suggerirebbero un possibile avvio nella seconda metà del 2027, con una durata prevista di tre anni.

Uscita a 64 anni anche per chi ha iniziato prima del 1996

Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda la platea dei potenziali beneficiari. Attualmente, la possibilità di anticipare di tre anni l’uscita rispetto alla pensione di vecchiaia è prevista, a determinate condizioni, per i cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.

La nuova misura, secondo l’ipotesi descritta, potrebbe estendere questa opportunità anche ai lavoratori con contributi precedenti al 1996. L’obiettivo sarebbe offrire un’alternativa a chi ha una carriera contributiva lunga, ma non rientra nelle condizioni attualmente previste per alcune forme di pensionamento anticipato.

Restano da chiarire diversi elementi: i requisiti definitivi, le modalità di accesso, gli eventuali limiti e il trattamento economico riconosciuto a chi sceglierà di anticipare l’uscita. Fino alla definizione delle norme, non è quindi possibile considerare certi né la platea degli interessati né la data effettiva di partenza.

Come potrebbe essere finanziata la nuova misura

Il nodo principale riguarda le coperture economiche. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, le risorse per finanziare la nuova flessibilità in uscita potrebbero arrivare da una modifica del sistema di rivalutazione delle pensioni, cioè il meccanismo che adegua gli assegni all’inflazione.

L’ipotesi sarebbe quella di tornare a un sistema articolato in sei fasce, come quello utilizzato nel 2023. Attualmente, secondo il meccanismo descritto nell’articolo di partenza, la rivalutazione riconosce il 100% dell’indice dei prezzi per gli importi fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, il 90% per la quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo e il 75% per la parte eccedente cinque volte il minimo.

Una revisione potrebbe quindi incidere soprattutto sugli assegni medi e alti, a seconda delle soglie e delle percentuali che verrebbero eventualmente introdotte. Il testo definitivo della manovra sarà determinante per capire quali pensionati potrebbero ricevere aumenti più contenuti rispetto all’inflazione.

Ape sociale e pensioni minime: le altre misure da finanziare

Il fondo per la flessibilità in uscita non sarebbe l’unico intervento da finanziare. Tra le misure da rinnovare figura anche l’Ape sociale, destinata a categorie come disoccupati, caregiver, persone con invalidità e lavoratori impegnati in mansioni gravose.

La misura, insieme alla maggiorazione delle pensioni minime, risulta in scadenza a dicembre e necessita quindi di un eventuale rinnovo per proseguire. Anche queste voci entrerebbero nel quadro delle risorse da distribuire con la prossima manovra finanziaria.

Per gli assegni minimi, l’articolo di partenza indica un importo attuale di 619,80 euro lordi. Ipotizzando un’inflazione vicina al 3% e in assenza di ulteriori interventi, l’importo arriverebbe a circa 630 euro: un incremento di una decina di euro, che potrebbe risultare inferiore alla crescita effettiva del costo della vita.

Che cosa cambia per chi vuole andare in pensione

La nuova Quota 100 resta, per ora, un progetto in fase di definizione. Se venisse confermata nella forma ipotizzata, potrebbe ampliare le possibilità di pensionamento anticipato per chi ha 64 anni e 36 anni di contributi, compresi alcuni lavoratori esclusi dalle regole attuali riservate ai contributivi puri.

Parallelamente, la revisione della rivalutazione potrebbe modificare gli aumenti riconosciuti agli assegni di importo medio e alto. La decisione finale dipenderà dalle norme approvate e dalle coperture individuate nella Legge di Bilancio.

Per conoscere requisiti, decorrenze e importi effettivi sarà necessario attendere le disposizioni definitive. Fino ad allora, le ipotesi circolate indicano una possibile direzione della riforma, ma non costituiscono ancora una nuova modalità di pensionamento utilizzabile dai lavoratori.